Cazza la randa
4 Dicembre Dic 2012 2349 04 dicembre 2012

Il mercato dell’auto è tornato ai valori del 1977

I dati sulle vendite di auto in Italia fino a novembre, diffusi venerdì scorso dall'Anfia – Associazione nazionale Filiera Industria Automobilistica - , sono semplicemente drammatici e segnalano, con la dodicesima flessione consecutiva, il punto più basso raggiunto dal mercato italiano dal novembre del 1977.

Precisamente, a novembre si sono registrate in Italia 106.491 nuove immatricolazioni di autovetture, con un calo del 20,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Mentre nel cumulato da inizio anno, i volumi immatricolati si sono attestati a 1.314.868 unità, il 19,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2011.

Non consola certo il fatto che i volumi immatricolati dalle marche nazionali nel loro complesso hanno permesso di mantenere stabile al 29,7% la quota di mercato detenuta dalle industrie nazionali, Fiat auto in testa. E che gli arretramenti di produttori esteri importanti siano, in taluni casi come Toyota (-32,6%), Opel (-31,3%), Renault (-29,7%) ancora più marcati di quelli accusati da Fiat.

Di ciò abbiamo ben poco da rallegrarci. Perché il dramma è rappresentato dal fatto che mentre in Italia il mercato dell'auto è sempre più asfittico, in non pochi paesi europei c'è addirittura in atto una inversione di tendenza, seppur timida. Solo la Grecia ed il Portogallo hanno fatto nei primi 10 mesi dell'anno peggio di noi, con cali delle immatricolazioni rispettivamente del 39,9% e del 38,8% sull'anno precedente.

La flessione di vendite registrata da altri paesi nostri competitors fino ad ottobre – ultimo dato disponibile – sullo stesso periodo del 2011 è stata invece minore: Germania (-1,6%), Francia (-13,3%), Spagna (-12%), Ed addirittura le vendite nel mese di ottobre hanno avuto un segno più in Germania (+0,5%) e Gran Bretagna (+12,1%).

Queste poche righe per dire una cosa ovvia: in Italia si comprano sempre meno auto e il declino pare davvero inarrestabile. Forse per qualcuno sarò una buona notizia, che confermerà la bontà della scelta di scappare dall'Italia. In realtà si tratta dell'ennesimo campanello d'allarme per il nostro sistema-paese. Perché in ballo ci sono decine di migliaia di posti di lavoro e la sopravvivenza della nostra preziosissima filiera produttiva.

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