Vittorino Ferla
La Luna storta
5 Dicembre Dic 2012 0935 05 dicembre 2012

Caro Mucchetti, sbagli: la sinistra sarà liberale. O non sarà progressista

Subito dopo la chiusura delle primarie del centrosinistra, Massimo Mucchetti ha proposto sul Corriere della Sera una riflessione che potrebbe sintetizzarsi così. Non c'è spazio a sinistra per una ipotesi liberaldemocratica. Al Partito Democratico non bisogna neppure chiederla. L'approccio liberale sta tradizionalmente a destra e dovrebbe incarnarlo il Popolo delle Libertà. Ma la destra italiana fa schifo e dunque in molti si rivolgono dall'altra parte. Sbagliando.

Una tesi estremamente semplicistica. Che ha subito galvanizzato le truppe ancora numerose di amanti degli steccati ideologici, i conservatori di sinistra incalliti, quelli che in Italia si tutelano dal ragionamento affermando che "vince il neoliberismo selvaggio". Ma poi non saprebbero nemmeno spiegare in quali forme si manifesti questa terribile malattia.

La tesi di Mucchetti è infondata per diversi motivi.

Ormai da decenni, in Europa e nel mondo, la sinistra è qualcosa di molto diverso. Basterebbe citare gli anni di Blair nel Regno Unito, quelli di Schroeder in Germania, quelli di Zapatero in Spagna. Si parli di politiche economiche, del lavoro o dei diritti civili, la versione liberale del progressismo è una realtà. Per non parlare degli Stati Uniti d'America dove i liberal si caratterizzano ovviamente per un maggiore intervento pubblico nella società, ma in una società ben più aperta di quella europea al mercato, alla concorrenza, ai diritti civili (e nessun presidente democrat si sognerebbe di mettere in discussione queste condizioni di partenza). Perfino nell'Italietta sindacalizzata e parastatale, un filone di liberalismo sociale e istituzionale ben radicato ha fatto la storia, anche in posizioni di governo rilevanti: basterebbe citare - evitando di far torto a troppi - i nomi di Ezio Vanoni, Ugo La Malfa e Altiero Spinelli. Oppure l'intreccio di liberismo e giustizia sociale di Ernesto Rossi. Per restare più vicini all'attualità, varrebbe la pena ricordare - non soltanto a Mucchetti, ma soprattutto ai tifosi del passato che non passa - che Prodi, Bonino, Ciampi, Lanzillotta e Bersani sono stati, a loro modo, i promotori di politiche liberaldemocratiche a sinistra. E che dall'Ulivo al discorso del Lingotto, la linea liberalprogressista è esattamente quella che ha fondato e ispirato il Partito Democratico. E così, oggi, Pietro Ichino e Matteo Renzi, con il loro 40 per cento, sono tutt'altro che corpi estranei come una certa propaganda vuol far credere.

Viceversa, non è affatto scontato che la destra sia liberale, basterebbe dare un'occhiata oltre le Alpi ai gollisti francesi, tradizionali cultori di uno Stato forte fondato su 'enarchi' e prefetti. Non si tratta certo di polemizzare con il passato statalista e totalitario dei fascismi perché sarebbe un gioco troppo facile (e capzioso): è certo però che quella tradizione social-statale è trasmigrata, per esempio, nella cultura della destra del duemila di Alleanza Nazionale. Senza andare troppo in là, la storia della nostra giovane Repubblica ci consegna l'esperienza di governo di una Democrazia Cristiana che è stata il partito della spesa pubblica e del lavoro pubblico, delle aziende di Stato e dei sussidi al capitalismo familiare, delle clientele e delle mafie al Sud. Infine, chiunque osservi con onestà intellettuale l'esperienza di governo di Berlusconi e Tremonti può affermare tutto, meno che i due - al di là di chiacchiere e proclami - fossero dei liberali, e nemmeno dei liberisti. La stessa Lega Nord, nata come il partito dei produttori, ha fatto incetta del voto dei lavoratori e si è distinta quale campionessa della spesa pubblica localistica e della clientela territoriale. Infine, possiamo considerare liberale (o addirittura liberista) quel sistema lombardo nel quale l'intreccio di interessi e lo scambio parassitario tra la giunta Formigoni e la Compagnia delle Opere ha creato quello strano ircocervo della sussidiarietà assistita e delle imprese-clientele?

Ma c'è un argomento chiave che è assai più forte di qualsiasi rilettura storica. Ed è l'urgenza del momento presente. L'Italia ha bisogno di valorizzare il merito nelle istituzioni pubbliche allo scopo di migliorarne l'azione verso i cittadini; ha bisogno di liberalizzare in qualche modo i servizi pubblici e i servizi professionali per offrire ai cittadini migliori opportunità risparmiando sulle tariffe; ha bisogno di riformare il mercato del lavoro per favorire l'ingresso degli esclusi e dei non garantiti; ha bisogno di ridurre e riqualificare la spesa pubblica non soltanto per tenere i conti in ordine ma per garantire davvero i diritti e i servizi senza sprechi e corruzione; ha bisogno di far respirare le imprese liberandole da procedure e spese ingiustificate per riprendere la via dello sviluppo sano e sostenibile; ha bisogno finalmente di riformare, alleggerire e rendere produttive quelle amministrazioni pubbliche che sono diventate negli anni un tappo alle legittime aspettative di tutela, di libertà e di giustizia delle persone; ha bisogno di maggior rispetto per i diritti civili e di maggiori tutele per le diversità sessuali e di genere, le famiglie omosessuali, le coppie di fatto.

Tutto ciò sarà anche liberale. Ma, caro Mucchetti, non si capisce perché non dovrebbe essere parte di un programma e di un'azione di un governo di sinistra.

@vittorioferla

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