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6 Dicembre Dic 2012 1119 06 dicembre 2012

Fondazione Cassamarca, ovvero il manuale della peggiore governance bancaria

«Il Consiglio di Indirizzo e Programmazione della Fondazione Cassamarca, riunitosi in data odierna, ha deliberato per acclamazione la riconferma dell’avv. On. Dino De Poli a Presidente della Fondazione Cassamarca per il periodo 2012-2018». Il comunicato fa sobbalzare sulla sedia: Dino De Poli è nato nel 1929. Nel 2018 avrà 89 anni. Ottantanove. Democristiano, è presidente da sempre dell’ente, tra gli azionisti di minoranza (0,7%) di Unicredit. Per capire che personaggio sia De Poli, si consiglia la lettura di questo divertente ritratto.

Qui ci limitiamo soltanto ad un paio di considerazioni finanziarie sulla gestione De Poli. Dal bilancio 2011 si legge: 

la partecipazione della Fondazione in UniCredit SpA, stimata a valori di bilancio per una consistenza pari ad oltre 500 milioni di Euro, si attesta, a valori di mercato al 31.12.2011, ad un valore intorno ai 100 milioni di Euro (il valore di mercato al 31.12.2010 era di circa 200 milioni di Euro); tale differenza risulta comunque controbilanciata dal Fondo Riserva da Rivalutazioni e Plusvalenze costituito e accresciuto negli esercizi precedenti. 

La partecipazione in Unicredit, peraltro, rappresenta l’84% del portafoglio finanziario, alla faccia della diversificazione. Per sottoscrivere l’aumento di capitale di Piazza Cordusio di un anno fa, Cassamarca ha messo in piedi una complessa operazione di finanziamento attraverso opzioni di acquisto e vendita legate alle oscillazioni del titolo Unicredit, disegnato da Société Génerale. Un’operazione di cui si sa poco.

I debiti a fine 2011 ammontano a 67,1 milioni, mentre i dividendi sono scesi a 4,69 milioni di euro (da 4,77 milioni nel 2010). Le erogazioni deliberate sono leggermente salite a quota 17.135.303 euro rispetto ai 17,13 milioni di euro del 2010, ma l’esercizio è stato comunque chiuso in disavanzo per 5,9 milioni. A salvare capre e cavoli ci ha pensato, lo scorso marzo, la Cattolica Assicurazioni partecipata dalla Popolare di Vicenza di Gianni Zonin, che ha acquistato la tenuta agricola Ca’ Tron per 76 milioni di euro, ma è un’operazione non replicabile. Non era meglio lasciare la carega?

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