Jacopo Tondelli
Post Silvio
7 Dicembre Dic 2012 1126 07 dicembre 2012

E poi capisci perché i rottamatori hanno successo (e ne vorresti parecchi in più)

Quando Franco Frattini diventa un “piccolo eroe” dell’indipendenza da Silvio Berlusconi, vuol proprio dire che qualcosa è andato storto. E la colpa, naturalmente, non è di Frattini ma della solitudine che ha attorno. Sono in cinque quelli che in questa fase terminale del berlusconismo - di opposizione, e destinato consapevolmente a ridursi a piccola ridotta dalla portaerei politica che fu - si chiamano fuori, e votano “sì” a Monti. Gli altri stanno con Silvio Berlusconi. 

È in momenti come questi, forse, che si capisce meglio, ancora meglio, cosa sia quella voglia di rinnovamento radicale, fondato anche su criteri apertamente generazionali, che sta attraversando l’Italia in varie forme, e prende corpo ora in un tentativo di progetto politico come quello di Matteo Renzi, o in un movimento pronto a sfondare soglie impegnative, come quello fondato da Beppe Grillo.

Mentre un moderato come Mario Monti osserva dall’alto la scena fragile che sorregge il suo governo, il partito dei moderati - dovrebbe essere il Pdl - rinserra le fila attorno all’ultimo grido lanciato dal capo. Chi fingendo di turarsi il naso, chi invece trovando - chissà dove - parole di sfinito entusiasmo. Del resto, è lo stesso “ambiente” che trova il modo di prendere a pretesto le parole di ovvio buon senso di Corrado Passera - “un’impressione di un ritorno al passato non sarebbe bella, dato che sono dieci anni che non cresciamo” - e che non teme di mostrarsi offeso perché qualcuno si permette di dire “futuro”.

Già, il futuro insomma può attendere. Dall’altra parte del campo qualcuno - Matteo Renzi - ci ha provato. Sarebbe bello che come lui - nel centrodestra, nel centrosinistra, nella rappresentanza industriale e sindacale, nell'impresa, e così via - ci provassero in tanti. E invece - torniamo al centrodestra di questi giorni - i quarantenni sono lì, in fila per tre col resto di due, ad annuire al veccho capo tribù, cui devono tutto, senza che nemmeno li sfiori il pensiero minimo della dignità, che sarebbe nel loro caso il ritorno a vita privata. Lasciando spazi a chi, davvero, abbia voglia e capacità per meritarselo. 

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