Non sopporto le critiche!
7 Dicembre Dic 2012 1531 07 dicembre 2012

Il Signore del Venerdì: il cane della figlia

La sua vita non fu più la stessa da quella cena.
Lui, ignaro come sempre di tutto, venne messo al muro. Tutti sapevano di cosa si stava parlando, tranne lui. Tutti architettavano da giorni, ma lui non sapeva.
Dall’altra parte loro, le donne di casa. Quella che decide tutto e quella che chiede tutto.
Erano in complotto. Tramavano nell’ombra da tempo. E alla fine attaccarono: papà, compriamo un cane!
In un misto di sensazioni che andavano dall’aver ricevuto un destro al fegato dal Mike Tyson dei bei tempi al voler proferire maledizioni in antico ittita, lui si trovò spiazzato.
Lo porterò sempre fuori io, diceva la figlia. Ci penserò sempre io, diceva ancora. Dai facciamola contenta, diceva la moglie, lasciando lo stesso spazio decisionale con il quale una donna dice a un uomo “vedi tu”.
Lui cedette. Sorrisi, baci, abbracci. Famiglia felice.
La figlia se ne andò di casa dopo due settimane che il cane entrò.
Da subito le gerarchie si ribaltarono.
Il cane stava sul divano, lui sulla sedia. Il cane poteva rotolarsi nei liquami industriali, lui doveva togliersi le scarpe entrando in casa. Il cane mangiava insieme alla moglie, lui trovava il polpettone da scaldare nel forno al ritorno dall’ufficio.
La sua vita venne rivoluzionata. Prima, quando ancora non ritardava al lavoro a causa dei bisognini modello T-Rex di Fido, non si era mai accorto che piovesse così tanti giorni all’anno.
La bestia fu foriera di scoperte.
Scoprì strade sconosciute, quando dovette inseguirlo a rotta di collo a causa dell’ostinazione di Bobi a voler inseguire in mezzo ai campi lepri, gatti e animali di qualsiasi specie.
Scoprì umanità nuove, quando dovette dividerlo dalla zuffa causata con il doberman che pisciava ostinatamente sullo stesso albero o quando dovette evitare che desse vita ad uno strano incrocio tra un setter ed una barboncina in calore.
Non aveva mai concepito che potesse esserci tanto fango nelle strade vicino a casa, fino a quando sotto la suola delle scarpe con cui usciva per il giretto della sera non si consolidava circa mezzo metro di terra, rendendogli difficoltoso passare dalla porta di casa senza capocciate.
Al ritorno dalle passeggiate piovose, la moglie era pronta e scattosa con gli asciugamani con cui asciugare Fuffi, poverino si è bagnato tutto. Lui tanto aveva un ombrello. Anche se rotto. E il rischio broncopolmonite. “Oh caro, ti sei bagnato anche tu”.
Qualche giorno lui meditava vendetta ed escogitava rituali sadici. Tagliava il salame davanti a Bobi con la bava fino a terra. Giocava con una pallina ma non gliela lanciava.
E così passarono le settimane, i mesi, gli anni. Tra sacchetti raccogli bisognini, fughe nei campi, spalle lussate da tironi del guinzaglio, palline omicide lasciate sulle scale. E pioggia, tantissima pioggia.
Arrivò anche quell’anno novembre.
Erano le sei di mattina, lo aspettava una giornata infernale in ufficio.
Non poteva fare colazione, perchè gli occhi pietosi e la coda scondizolante di Bau lo seguivano passo passo fino allo sfinimento chiedendo la precedenza.
Fu tentato di imprecare fino ad oscurare il sole, ma quegli occhi, anche se non lo ammetteva a nessuno, lo facevano sorridere.
Prima di uscire prese un biscotto e lo diede alla bestiaccia.
Quella mattina diluviava. L’ombrello, come al solito, era rotto.

Storia del Mondo. I vulcani eruttarono. Gli oceani ribollirono. L'universo era in tumulto. Poi venne il cane” (Snoopy)

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