A mente fredda
7 Dicembre Dic 2012 0830 07 dicembre 2012

Selezioni aperte per i parlamentari PD: soluzione non perfetta ma urgente

Giuseppe Civati ha in questi ultimi giorni rilanciato con forza la sua proposta di "primarie" aperte per i candidati democratici al Parlamento alle prossime elezioni politiche.

La sua idea ha ancora diversi punti oscuri, e le parziali soluzioni che propone sono evidentemente segnate dalla necessità di una corsa contro il tempo. Sembra ormai che le elezioni politiche debbano aver luogo non a marzo-aprile, ma addirittura a febbraio; in meno di due mesi è quindi necessario raccogliere le candidature interne, redigere le liste, sottoporle a un corpo elettorale dai contorni ancora incerti (l'uso del registro elettorale delle primarie per il candidato premier può effettivamente essere un'idea, ma è sarebbe comunque una soluzione transitoria), permettere un adeguato periodo di campagna elettorale a candidati e gruppi di candidati, procedere al voto in tempo utile per la chiusura ufficiale delle informazioni da inserire nelle schede. È quindi abbastanza naturale che la volontà di evitare questo confronto, ora che le storture del "porcellum" sembrano nel breve periodo irreparabili, da parte di molti maggiorenti del partito si traduca in un "sarebbe bello, ma non c'è tempo", che in realtà nasconde un implicito "mi sono speso per far vincere il mio candidato premier, adesso la partecipazione a definire gli equilibri del gruppo parlamentare è un mio diritto acquisito".

Eppure tutte queste imperfezioni, e l'inevitabile improvvisazione di un esperimento inedito in queste proporzioni, non valgono i possibili effetti positivi che rendono il tentativo di organizzare un coinvolgimento degli elettori nella determinazione dell'ordine di lista assolutamente positivo:

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