Nel mirino
9 Dicembre Dic 2012 1206 09 dicembre 2012

Il Deutsche Börse photography prize e la ridefinizione della fotografia

Photo by Chris Killip - "What Happened Great Britain 1970-1990"

La Deutsche Börse ha comunicato da qualche giorno chi saranno i 4 finalisti a contendersi il tanto ambito premio di 30,000 sterline, che viene elargito dall'istituzione ogni anno dal 2005 a fotografi di qualsiasi età o nazionalità, che con il loro lavoro abbiano dato un importante contributo al panorama della fotografia europea.

Quest'anno non sono mancate le critiche, uno fra tutti Sean O'Hagan che dalle pagine virtuali del Guardian inveisce dicendo che più che the Deutsche Börse photography prize il premio dovrebbe essere rinominato the Deutsche Börse photographic prize, visto che dei 4 prescelti solo Chris Killip è un "fotografo documentarista consolidato" mentre gli altri sono tutti "artisti" che utilizzano immagini fotografiche.

Photo by Chris Killip - "What Happened Great Britain 1970-1990"

La condizione per partecipare al premio consiste nell'aver avuto, dal 1 ottobre 2011 al 30 settembre 2012, una pubblicazione o un solo show in europa (anche minuscolo, in una galleria privata) che abbia contribuito in modo significativo alla fotografia in Europa.

Photo by Chris Killip - "What Happened Great Britain 1970-1990"

Per dovere di cronaca Chris Killip concorre con una serie di immagini in bianco e nero che hanno composto la mostra "What Happened Great Britain 1970-1990" a Le Bal a Parigi. Con questo lavoro Killip documenta la disintegrazione delle working class communities nel Nord dell'Inghilterra.

Mishka Henner è tra i finalisti per la mostra "No Man's Land" al Festival Internazionale Fotografico di Roma.

Photo by Mishka Henner - "No Man's Land"

Per questo lavoro Henner dopo aver identificato attraverso i forum maschili i luoghi della prostituzione, vi si è virtualmente recato con Google Street View e li ha - sempre virtualmente - fotografati, appropriandosi quindi di immagini altrui prodotte meccanicamente.

Photo by Mishka Henner - "No Man's Land"

C'è poi il duo Adam Broomberg & Oliver Chanarin che concorre con il libro War Primer 2, un'analisi sul significato della guerra e le immagini di guerra in questa era multimediale iperconnessa, anche in questo caso siamo nel campo del ready made con appropriazione di immagini altrui sul tema "war on terror" combinate graficamente in modo da entrare in risonanza con le poesie di Bertold Brecht del volume del 1955 War Primer.

Photo by Adam Broomberg & Oliver Chanarin - War Primer 2

Infine Cristina De Middel in lizza con il libro autoprodotto "The Afronauts", un mix molto poetico di realtà e finzione sul sogno anni '60 del programma spaziale mai andato a buon fine di uno Zambia appena divenuto indipendente.

Photo by Cristina De Middel - "The Afronauts"

Il Deutsche Börse photography prize è un premio estremamente prestigioso, cui tutto il mondo dell'arte guarda con rispetto.

Quello che mi preme sottolineare qui non è tanto la lista dei finalisti e il loro lavoro ma in che direzione sta andando la fotografia come medium, argomento al centro dell'articolo, forse un pò impulsivo, di O'Hagan.

Photo by Cristina De Middel - "The Afronauts"

Inanzitutto per capire un premio bisogna vedere com'è composta la giuria che lo assegna.

Ho telefonato alla Deutsche Börse perché quanto riportato nel loro sito appare a tratti un po' nebuloso, il processo è il seguente: i candidati al premio vengono nominati dall'Academy, un gruppo di più di cento esperti internazionali nei vari campi della fotografia (dagli artisti, ai curatori, ai giornalisti etc) che hanno una buona conoscenza di ciò che succede artisticamente in europa.

Photo by Cristina De Middel - "The Afronauts"

L'Academy cresce di numero ogni anno e viene nominata dalla The Photographers'Gallery (prima galleria pubblica indipendente britannica totalmente dedicata alla fotografia).

La lista dei membri dell'Academy è segreta e vuole rimanere tale.

Ogni membro della Academy può nominare un fotografo di qualsiasi età o nazionalità, La Photographers' gallery nomina inoltre ogni anno una giuria internazionale (che comprende quasi sempre un artista e comprende sempre i 2 membri fissi composti dal Curator of the Art Collection Deutsche Börse, Germany, che ha diritto di voto- Anne-Marie Beckmann, in questo caso - e il direttore della Photographers'Gallery -Brett Rogers in questo caso - che però NON ha diritto di voto.

Photo by Cristina De Middel - "The Afronauts"

Questa Giuria nominata dalla Photographers'Gallery decide tra tutti i nominati la shortlist dei 4 finalisti, e alla fine ovviamente il vincitore, che quest'anno sarà proclamato a Maggio 2013.

Insieme a Anne-Marie Beckmann e Brett Rogers, i giurati di quest'anno sono Joan Fontcuberta, artista, Andrea Holzherr, Exhibition Manager di Magnum e Karol Hordziej, Direttore Artistico di Krakow Photomonth.

Photo by Cristina De Middel - "The Afronauts"

Se si va a ritroso nella breve storia di questo premio le giurie sono sempre state composte da artisti, o comunque figure vicine al mondo dell'arte, e della fotografia artistica, e ogni anno, sin dalla prima edizione del premio, nella shortlist sono stati presenti artisti che più che essere fotografi tradizionali che scattano delle fotografie sono artisti che utilizzano immagini.

Perché quindi O'Hagan si stupisce tanto? E' questo il punto che non mi è chiaro.

Per esempio il vincitore dell'edizione passata è stato John Stezaker con i suoi collage di immagini prese da libri, giornali, cartoline. Già nella shortlist della prima edizione era presente Jörg Sasse, un altro "appropriatore" di immagini altrui e cosi via in ogni edizione ad essere contemplati non erano solo i lavori dei fotografi tradizionali.

Photo by John Stezaker - vincitore Deutsche Börse photography prize 2012

Quello che credo sia l'obiettivo di Deutsche Börse è una riflessione sul medium e il suo utilizzo, non un premio al fotografo più bravo, quanto invece una radiografia del sistema fotografia, e ci riesce egregiamente.

Eppure anche io mi sento un pò tradita come O'Hagan.

Photo by Jörg Sasse - finalista edizione 2005 del Deutsche Börse photography prize

E' indubbio il valore artistico dei lavori di tutti i foto-artisti che sono stati nominati da Deutsche Börse in questi anni. Non è assolutamente questo che contesto, ma cosa vuol dire oggi essere un fotografo?

E' giusto che esistano ancora i "fotografi" o dovremmo chiamarli tutti artisti?

La logica del ready made duchampiano applicata alla fotografia ne muta il significato?

Installation by Emily Jacir - finalista edizione 2009 del Deutsche Börse photography prize

La fotografia oggi è libera, ci ha messo tanto tempo ad affrancarsi da un ruolo meramente tecnico di strumento capace di riprodurre la realtà.

Se con l'avvento dell'arte concettuale l'idea ha soppiantato la manualità, e l'opera d’arte non è piu’ l’oggetto in se’ ma il suo significato, perchè mai dovremmo stupirci che la stessa cosa accada alla fotografia?

Photo by Pieter Hugo - finalista edizione 2012 del Deutsche Börse photography prize

La fotografia oggi è riconosciuta come arte a tutti gli effetti e quindi se quest'ultima ha completamente ridimensionato il fattore tecnico non ritenendolo piu’ determinante nella costituzione della propria identita’ questo vale anche per la fotografia.

Perché però mi viene da storcere il naso a vedere Chris Killip competere con Mishka Henner?

Photo by Elad Lassry - finalista edizione 2011 del Deutsche Börse photography prize

Semplicemente non sono cosi convinta che debbano competere nella stessa arena, non che uno sia meglio o peggio dell'altro, nessun giudizio di valore ma di appartenenza. Mi sembra che i processi e l'intenzionalità alla base del lavoro siano molto diversi.

Poniamo che qualcuno scriva un romanzo facendo un collage con frasi prese da altri romanzi. Come chiameremmo l'autore del libro anche qualora il risultato fosse interamente leggibile e avesse un senso? sarebbe uno scrittore? non credo.

Photo by Luc Delahaye - vincitore edizione 2005 del Deutsche Börse photography prize

C'è parecchia confusione oggi nel mondo della fotografia, gli attori del sistema faticano a trovare una giusta collocazione in un panorama che è sempre più complesso e polimorfo.

I fotogiornalisti vendono le proprie immagini di reportage nelle gallerie d'arte, (e sono d'accordissimo), gli artisti che si appropriano di immagini altrui vincono premi fotografici e i giornali pubblicano le immagini scattate dagli amatori con gli smartphones.

Photo by Alec Soth - finalista edizione 2006 del Deutsche Börse photography prize

Nel 1978 John Szarkowski, all'epoca direttore del Moma, cura per il museo la mostra "Mirrors and Windows", in cui divide la fotografia in due grandi categorie: la foto "specchio" che parla maggiormemente del fotografo, e la foto "finestra" che parla maggiormente del mondo.

Photo by Taryn Simon - finalista edizione 2009 del Deutsche Börse photography prize

Fred Ritchin nel suo "Dopo la Fotografia" parla di un altro tipo di fotografia, oltre lo specchio e la finestra, il "mosaico", che consente nuovi percorsi esplorativi: un ipertesto.

"La fotografia non è più un oggetto tangibile, un rettangolo simile a un quadro, ma un'immagine effimera composta da tessere".

Photo by Jacob Holdt - finalista edizione 2008 del Deutsche Börse photography prize

Per Ritchin siamo entrati in un'altra epoca, dove c'è un nuovo medium che ha preso il posto della fotografia convenzionale, è l'era della rete multimediale interattiva.

In questa era la fotografia non è più registrazione meccanica ma interrogazione collaborativa e polifonica di realtà interne ed esterne.

Photo by Donovan Wylie - finalista edizione 2010 del Deutsche Börse photography prize

Ritchin cita a sua volta il libro del 1990 "Techniques of the Observer" di Jonathan Cray che teorizza la scomparsa del fotografo umano come osservatore individuale soppiantato dalle nuove tecnologie che stanno spostando la visione su un piano avulso da esso.

Per Cray "la maggior parte delle funzioni storicamente importanti dell'occhio umano viene soppiantata da pratiche in cui le immagini visive non contengono più alcun riferimento alla posizione dell'osservatore in un mondo "reale", percepito dall'occhio".

Photo by Jim Goldberg - vincitore edizione 2011 del Deutsche Börse photography prize

Forse dovremmo abituarci al fatto che il termine "fotografia", come la parola "arte", non è definibile a priori una volta per sempre ma e’ piuttosto un fenomeno storico e culturale destinato a mutare nel tempo.

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