Padano, ma non troppo
10 Dicembre Dic 2012 1719 10 dicembre 2012

Che sia un addio o un arrivederci, è stato comunque un piacere caro Mario.

Mario Monti ha lasciato. Ha deciso di dimettersi dopo l'approvazione del decreto stabilità. Non si aspettava che fosse finita così. Ho letto la notizia ieri sul Corriere della Sera, in particolare ho trovato interessante l'articolo di de Bortoli. Sembrava di intravedere tra le parole del giornalista la figura di Monti, amareggiato per la mossa di Alfano che aveva tutto di politico e nulla di logico, rincuorato e "consolato" dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Non ha niente di logico la scelta di un segretario di partito che circa un anno fa ha deciso di seguire e appoggiare il Governo tecnico. Non ha avuto il coraggio di togliere la spina con un atto di sfiducia Alfano, l'ha fatto invece con una dichiarazione durissima, che sembra rinnegare l'anno appena passato.

Politicamente questa mossa ha molto senso. Il senso lo trova nella "nuova" candidatura di Berlusconi, che comporta un fisiologico distacco dalla cosiddetta agenda Monti, così da lasciare spazio alle deliranti dichiarazioni del Cavaliere, che due giorni fa a milanello ha dichiarato che lo spread è "una storia che ci hanno raccontato" e che loro hanno cercato a lungo un candidato che rispecchiasse il Berlusconi del '94, ma "el ghé no" , infatti di Berlusconi ne esiste uno solo (oserei dire grazie a dio).

Nonostante tutto è stato un piacere, caro Mario Monti, averla come Presidente del Consiglio. Un piacere perché nessuno di noi ha più sentito barzellette su donne della strada e ebrei, un piacere perché dopo cena al massimo lei beve un amaro, un piacere perché finalmente nessuno a livello internazionale faceva risolini al solo sentir parlare dell'Italia, un piacere perché finalmente il Governo ha ritrovato credibilità internazionale, ma anche credibilità a livello nazionale, perché le critiche mosse sono quasi sempre state in merito ai provvedimenti e mai in merito ai trenini vari e al vagone dove sedevano ministri e sottosegretari.


Sarà pure una banalità, ma questo Governo ha fatto quello che altri non hanno avuto il coraggio di fare. Magari non tutto è stato condivisibile, magari non tutto è stato espresso nei modi giusti. Quanta inesperienza lasciavano trasparire le dichiarazioni dei ministri, ma ben venga questa ingenua schiettezza, piuttosto che il forbito politichese, che sembra ti stia lodando, ma ti sta mandando a quel paese.

Resta però l'amaro in bocca per provvedimenti che si sarebbero potuti prendere, si poteva ad esempio essere più incisivi con le liberalizzazioni. Sarà un peccato non poter portare a termine il taglio delle province, la legge per l'Ilva, insieme a tante altre cose.

Ora, caro Presidente, ha le mani più libere, può decidere di ricandidarsi. Stavolta però dovrà farlo da politico, non da tecnico e, se vincerà, potrà rinfacciarlo a tutti i cattivi conoscitori della Costituzione che avevano bollato il suo Governo come illegittimo. Se così sarà io non la voterò, perché penso che la sua parentesi debba rimanere tale e perché penso che la politica e i partiti debbano superare questo test di responsabilità per rimeritarsi l'onore e l'onere di governare la nazione in prima persona. Se falliranno anche questo test, non so verso quale forma di deriva andremo incontro.

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