Cazza la randa
10 Dicembre Dic 2012 1741 10 dicembre 2012

Edilizia: il settore va a picco ed i sindacati litigano su chi ha più iscritti

È sempre più precario lo stato di salute del settore delle costruzioni. A certificarlo è un’indagine dell’Osservatorio Congiunturale sull'Industria delle Costruzioni dell’Ance, presentata pochi giorni fa.

Nel 2012 gli investimenti in costruzioni registreranno una ulteriore flessione del 7,6% in termini reali, che risulta più sostenuta di quella rilevata nel 2011 (-5,3%). Ed in sei anni, dal 2008 al 2013, il settore avrà perso 53 miliardi di investimenti, collocandosi sui livelli di attività più bassi degli ultimi 40 anni.

A soffrire sono tutti i comparti: dalla produzione di nuove abitazioni che in sei anni avrà perso il 54,2% all’edilizia non residenziale privata che segna una riduzione del 31,6%, alle opere pubbliche che registrano un caduta del 42,9%. La riqualificazione del patrimonio abitativo esistente è l'unico comparto che sembra mostrare una tenuta nei livelli produttivi (+12,6% negli ultimi sei anni).

Gli effetti della crisi sull’occupazione sono devastanti. Nel solo 2012 sono andati persi circa 360.000 posti di lavoro. Un dramma che si consuma nel silenzio e che è paragonabile a 72 Ilva Taranto, 450 Alcoa o 277 Termini Imerese. Considerando anche i settori collegati l’emorragia occupazionale complessiva raggiunge circa 550.000 unità. Per ciò che riguarda il ricorso alla CIG, per l’intero 2012, il numero di ore autorizzate nell’anno risulterebbe pari a 140 milioni, ossia 3,5 volte il risultato del 2008 (40 milioni).

Ad aggravare la situazione vi è anche la stretta creditizia che a giugno 2012 ha raggiunto il livello più alto dall’inizio della crisi. Nel complesso, i finanziamenti a medio-lungo termine per l’edilizia abitativa sono calati del 38,2%, nel periodo 2007-2011, mentre i prestiti per l’edilizia non residenziale sono diminuiti del 44,3%.

Il quadro è ulteriormente appensantito dai ritardi nel pagamenti della Pubblica Amministrazione: in media le imprese che realizzano lavori pubblici sono pagate dopo 8 mesi e le punte di ritardo superano ampiamente i 2 anni. Con il risultato che ammonta addirittura a 19 miliardi di euro la somma che la PA deve restituire alle imprese di costruzione.

In tutto ciò la imbarazzante battaglia intrapresa dai sindacati di settore su chi ha più iscritti è lontana anni luce dai veri problemi del comparto, ma emblematica di quanto profonda sia la crisi della rappresentanza di questo malconcio paese.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook