Monica Frassoni
EuropaVerde
10 Dicembre Dic 2012 0826 10 dicembre 2012

L'UE merita il suo Nobel: ma da adesso deve cominciare un'altra storia.

Oggi l’Unione europea riceve il Nobel per la pace.
Io penso che sia un premio meritato. Non sto nella mente del Comitato del Nobel, ma il messaggio mi sembra chiaro: onore agli « eroi » passati e alle loro imprese, ma adesso bisogna cercarne di nuovi.
Non abbiamo bisogno di “padri e madri fondatori” però: ma di governanti con una visione comune e un’opinione pubblica informata e mobilitata, proprio a partire dal tesoro della pace di questi ultimi 60 anni e che rifiuti di farsi abbindolare dai canti dei nuovi nazionalismi che sanno di vecchio e pericoloso e che in ogni caso non hanno mai risolto assolutamente nulla.
Il momento scelto per questo premio è perfetto.
Un momento nel quale l’euroscetticismo aumenta perché la gente pensa di non avere alcun ruolo nelle decisioni che vengono prese che sente come imposte e che soprattutto da quattro anni a questa parte non hanno risolto la crisi e non hanno dato all’UE nuove prospettive di attività economica e prosperità. Non bisogna smantellare la UE, però. Bisogna cambiarne radicalmente le politiche e il metodo di decisione. E’ proprio ora che avevamo bisogno di questa chiamata alla realtà: quello che i nostri padri e madri hanno realizzato è grandioso e ce lo ricordano spesso anche coloro che stanno fuori dall’UE e hanno tentato di andare nella stessa direzione senza riuscirci. Ma adesso bisogna ritrovare l’energia e le idee per riuscire a superare, anche usando il loro esempio, questa crisi di senso e di realizzazione dell’UE, senza farsi prendere da una depressione inutile. Non condivido i lamenti di quelli che pensano che questo premio sia immeritato e dannoso. Penso invece che sia un incoraggiamento a trovare una nuova direzione di marcia. Come diceva Spinelli, l’Europa non cade dal cielo, è il risultato di una dura battaglia contro quelle forze conservatrici che oggi sono maggioritarie. Anche gente come Barroso e Van Rompuy sono espressione di maggioranze politiche ben precise. E’ forse vero come ha detto Monti che negli anni ’50 se si fosse fatto un referendum sulla creazione della CEE, questo si sarebbe perso. Ma questa non è una buona ragione per pensare che, 60 anni dopo, gli europei siano incapaci di vedere la direzione giusta. Cosi come siamo oggi mobilitati per cambiare le politiche e i rappresentanti dell’Italia in una campagna elettorale che sarà difficile per i nostri temi, dalla trasformazione ecologica della società e dell’economia, ai diritti per tutti, cosi dobbiamo anche mobilitarci per un’Europa diversa. E federale. E’ una sfida possibile; anzi doverosa. Vincere in Italia non sarà sufficiente.

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