Ginevra Visconti
Argentina agrodolce
13 Dicembre Dic 2012 2011 13 dicembre 2012

A Buenos Aires l’insicurezza, seppur impercettibile, è reale.

In quest’emisfero è scoppiata l’estate, così come il turismo, e come ogni anno, da un mese a questa parte, comincio a ricevere mail di amici, di amici di amici, di cugini di amici, di amici di cugini e via dicendo, che in arrivo in Argentina, mi chiedono informazioni, consigli, indirizzi, e una classica domanda a cui non so mai bene come rispondere.

“Ma Buenos Aires è davvero pericolosa?”

Allora, tutta infervorata a rispondere appassionatamente alle richieste più frivole e piacevoli, a rivelare le “primizie” di questa città che tanto amo, mi paralizzo nel dover riflettere su questa questione amara ma, ahimè reale. Buenos Aires purtroppo può essere pericolosa, ma come spiegarlo? Come rendere credibile e veritiero un problema subdolo che affligge questa città così accogliente, europea, familiare, luminosa, trafficata e dinamica, piena di gente che cammina per le strade?


Girando per Buenos Aires si è colti da curiosità, passione, calore, storia. La sensazione di insicurezza non si percepisce esplicitamente e quindi passa in secondo piano, mentre, purtroppo, è proprio il momento in cui bisogna tenerla presente.
Personalmente, poche volte ho provato la spiacevole sensazione di “pericolo”, ma certamente, nemmeno la totale rilassatezza di potermi muovere del tutto liberamente. Oramai per abitudine, qual sia il quartiere o l’orario, mi ritrovo spesso vigile, ben attenta a rispettare certi piccoli accorgimenti.

Orologi, borse e cellulari sono l’oggetto favorito di furti e scippi frequenti, mentre gli atti di violenza ahimè sono all’ordine del giorno, e non solo nelle cronache dei media e nelle statistiche (ufficiali e non), ma anche e soprattutto nei racconti di amici e persone vicine. In sole due settimane, due furti e due minacce, e la visione di uno scippo sotto casa, mi hanno riavvicinato il problema e fatto rialzare la guardia. Stregati dalla sua magia, a Buenos Aires è facile dimenticarsi dei suoi pericoli nascosti.

Se poi si paragona Buenos Aires ad altre città dell’America latina, forse può essere considerata meno pericolosa, ma negli ultimi tempi, purtroppo, è un dato di fatto che l’insicurezza costituisca una delle note dolenti non solo della capitale, ma dell’Argentina in generale, e costituisce uno dei maggiori reclami al governo attuale.

Per Buenos Aires e provincia, è stato creato un sito (www.mapadelainseguridad.com) con una mappa interattiva che indica i punti della città più a rischio. La mappa è fatta dai cittadini che sono stati vittime o testimoni di crimini, affinché la gente sia messa al corrente su ciò che succede o può succedere, e così prevenire nuovi casi, ma in realtà il buon senso è l’unica vera precauzione efficace.

Alcune accortezze, come non portare gioielli, non dare nell’occhio, cambiare marciapiede frequentemente, portare sempre con sé contanti (in caso di estorsioni), non circolare in zone sconosciute e molto senso comune possono evitare spiacevoli frangenti. Consiglio a chi è in procinto di viaggiare, di cambiare dollari prima della partenza: il problema del cambio genera un susseguirsi di antipatiche circostanze.

L’insicurezza, però, non è provocata solo dai crimini. Il vero pericolo, comune in tutta l’Argentina è costituito dall’inadeguatezza, dall’incapacità, dalla superficialità, con cui si affrontano certe circostanze, generando situazioni letteralmente assurde. Lo stato deplorevole delle strade e dei marciapiedi provoca incidenti continui. La spazzatura è un attentato all’igiene, aggravata da una quantità di cani randagi (questione amara e irrisolta del paese) che la disperdono ovunque. A Buenos Aires le inondazioni e i black out, frequenti a causa della crisi energetica, paralizzano la città, già di per sé caotica, rendendola a volte inaccessibile. L’imperizia e il non rispetto delle regole, a tutti i livelli, certo non aiutano a migliorare le circostanze.

Attenzione quindi, Buenos Aires è una città tutta da godere e da girare liberamente, ma con un occhio, o meglio due, sempre aperti, ovunque.


 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook