Storie di Medioevo e Bisanzio
13 Dicembre Dic 2012 1603 13 dicembre 2012

La genesi dei Longobardi tra storia e leggenda

(questo è un articolo introduttivo e con taglio divulgativo. Non è ovviamente completo per scelta dell'autore. Questo articolo vuole solo stuzzicare delle curiosità e dipanare concetti duri a morire. Se vi piace, troverete gran parte delle spiegazioni scientifiche nel mio libro sui Longobardi)

(Thule raffigurata nella Carta Marina di Olao Magno (del 1539). L’isola è chiamata “Tile”. Accanto all'isola sono raffigurati un "mostro visto nel 1537", una balena, e un'orca. fonte wikipedia)

Narra Paolo Diacono, lo storiografo più importante dei Longobardi, che il nord dell’Europa, conosciuta ai Romani come Germania, era terra fredda e inospitale ma feconda di uomini e di civiltà. Da lì sarebbero partite tutte le grandi migrazioni, un tempo conosciute come “invasioni”, che portarono i popoli “germanici” alla conoscenza dell’Impero Romano e ai suoi storici. Tra i più importanti vi era Tacito che ci ha lasciato un resoconto molto dettagliato di usi e costumi di tali genti.
E’ proprio grazie a quest’opera che molti storici, specie nel periodo nazista, hanno tentato di riallacciare tutti i popoli di origine germanica, o pseudo tali, in un grande gruppo etnico, unito e non aperto alle contaminazioni esterne.
Ma fu veramente così?
Ultimi studi compiuti dalla scuola di Vienna, guidata dal Prof. W. Pohl, e dall’Università di Venezia, guidata dal Prof. Gasparri, hanno messo in luce diversi aspetti che dimostrerebbero la totale assenza di “germanicità” in molti popoli un tempo, invece, assegnati ai Germani.
Tra questi, oltre ai Goti, vi sono i Longobardi.
Chiariamo un punto: non è facile assegnare delle etichette moderne a popoli ormai estinti, quindi si cercherà solamente di rivitalizzare certi pensieri per sconfessarne altri. Ad esempio, il ballo di Totila prima della sconfitta di Tagina contro i Bizantini, dimostrerebbe una forte contaminazione tribale proveniente dai popoli delle steppe e di certo non qualcosa di tipicamente “germanico”.
Così molti altri riferimenti sono ben nitidi nella conformazione del popolo longobardo, che nella sua lenta migrazione perse completamente la sua specificità etnica, a favore di un mélange di stirpi e genti diverse. In effetti, durante la lunga via della migrazione, la gloriosa stirpe dei Letingi, aveva già assimilato gran parte dei suoi schiavi e poi dei popoli vinti. La ragione era sempre la stessa: la guerra. Non potendo contare su molti uomini come effettivi, dopo ogni scontro sanguinoso, con successive perdite tra i valenti soldati, si doveva correre ai ripari trovando altre soluzioni. Fu così che nel giro di qualche generazione, l’antica dinastia letingia fu soppiantata da una nuova, forse addirittura “non longobarda”, famiglia: i Gausi. Il capostipite di questa famiglia era Audoino (?-560) che ottenne il potere dopo la morte dell’ultimo letingo Valtari (?-547). Audoino rappresenta l’homo novus, un valente soldato e un buon politico. Mentre si è certi della provenienza etnica di Valtari, poco si sa dei Gausi. Eppure è grazie ai Gausi che la storia si dipana dal manto della leggenda e divenne una solida realtà. Audoino è l’artefice della potenza militare longobarda che si renderà concreto con la conquista da parte del figlio, Alboino, di gran parte della penisola italica. Audoino però per allargare gli orizzonti famigliari si sposa più volte. La prima volta si unisce con una principessa bavarese, poi sceglie Amalaberga, figlia dell’ultimo re turingia Hermanifrido e nipote di Teoderico, re d’Italia, mescolando ulteriormente le carte etniche dei suoi discendenti.

Suo figlio Alboino si comportò nella stessa maniera del padre e sposò Clotsuinda, figlia di Clotario re dei Franchi. Dopo aver distrutto i Gepidi, sposò Amalasunta, la figlia dell’ultimo re di questa etnia. Ogni volta che i Longobardi vincevano una guerra e sconfiggevano il nemico, ne assorbivano la popolazione vinta. Lo stesso Paolo Diacono ci ricorda della promiscuità del popolo, esso era composto di “gepidi, bulgari, Sarmati, Pannoni, Svevi, norici e altri del genere”. I Longobardi, al loro arrivo in Italia, non appaiono quindi come un blocco etnico composto di una sola gens, bensì come crogiuolo di popoli diversi, guidati da un re che era riuscito a imporsi con la forza e decidere per tutti. La debolezza etnica di questa migrazione appare poi, con tutta la sua forza, nell’assassinio dello stesso Alboino, quando, secondo certi storici come Bona e Bognetti, la minoranza gepida utilizzò la moglie del re longobardo Amalasunta, gepida, per detronizzare l’odiato sterminatore della loro razza. In Italia la situazione divenne ancora più imprecisa e i Longobardi persero gradualmente la loro specificità etnica a favore della lenta mescola sociale con i romanici. Di certo il popolo che arrivò ai confini di Forum Julii non aveva più quell’aspetto etnico tipicamente “germanico”. Anzi, forse era guidato da persone nuove che nulla avevano a che fare con i promotori della prima migrazione. I Longobardi cambiarono più volte pelle, mantenendo, però, usi e costumi che rimasero pressoché intatti fino alla loro conversione al cristianesimo. Le loro leggi, un tempo tramandate a voce dai sapienti anziani delle tribù, vennero scritte solamente un secolo dopo da re Rotari, ma questo è argomento di un prossimo articolo.

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