Massimo Sorci
Attentialcane
14 Dicembre Dic 2012 1848 14 dicembre 2012

Genova: scene di ordinaria e copiosa nevicata


Stamattina Genova era sotto la neve. Una bella nevicata notturna, di quelle che coprono più o meno tutto e alla quale una città di mare non sarà mai preparata. Soprattutto dal punto di vista sociale ed estetico. Appena ti svegli e ti affacci alla finestra pensi che bello e un po' torni bambino. Poi realizzi che sarà una giornata campale. Innanzitutto devi capire se è meglio muoversi o stare in casa. E allora accendi la radio e la tv e segui le dirette.

Ora, io capisco che non è facile tenere su una trasmissione così, però se in un quarto d'ora il conduttore utilizza 20 volte l'avverbio “copiosamente” e 15 l'espressione “copiosa nevicata” beh, è evidente che la neve lo ha colto impreparato. Ma la cosa più utile sono le telefonate in studio. Buongiorno, volevo solo dire che qui da me c'è una lastra di ghiaccio che mi ostruisce totalmente la cassetta delle lettere. E' scandaloso, il mio barboncino ha delle stalattiti che penzolano dal sedere, volevo farlo presente a chi è preposto insomma ci siamo capiti.

Ecco, i cani. Il problema, quando nevica in città, sono le merde dei cani. I padroni dei cani, quando nevica in città, ritengono che ci sia una sospensione delle norme di convivenza civile e fanno come quelli che buttano la polvere sotto il tappeto. La paletta? Seee. L'animale evacua in uno sbuffo di cristalli e il prodotto si immerge caldo in quel candore immacolato, si inguaina di purezza e quasi scompare. Resta soltanto una virgola marrone in superficie. Che tu – è matematico – scambi per una foglia secca e invece è la cacca di un alano.

Dunque sei uscito e provi a prendere un autobus. No dico, avete provato a salire sugli autobus di una città poco abituata alla neve? Somigliano a galere unte e stipatissime di dannati in cui è quasi impossibile entrare. Alla fermata si aprono le porte e senti come uno sfiato, uno sbuffo da sottovuoto del caffè. I vetri opacissimi di fiati mattutini non consentono di capire in quale punto della città ti trovi e, per quanto ne so, il conducente potrebbe anche portarci tutti in un campo di cotone dell'Alabama. Non ce ne accorgeremmo.

Che poi, a dirla tutta, i rapporti umani vengono esaltati, negli autobus delle città innevate. Sei talmente vicino a una signora che ti viene spontaneo chiederle che tipo di colluttorio utilizzi. Prendete le scene prima delle fermate, inoltre. Ecco, si metta dietro di me che devo scendere anch'io, ahahah, lei scende alla prossima? E si formano dei trenini umani che pare di stare al cenone di Capodanno brigittebardò-bardò.

Sei riuscito ad arrivare al lavoro. Nella pausa pranzo sei lì che mangi il tuo solito piatto di pasta alla tavola calda quando ti rendi conto che gli avventori al tuo fianco hanno appena ordinato polenta taragna e camoscio. Uno somiglia vagamente a Christian De Sica in Vacanze sotto la neve. Ah, avete solo trenette al pesto, bresaola, toast e tramezzini? Ok, allora ci porti una fonduta valdostana e da bere della grappa... grappa secca, prego.

Mentre osservi lo sguardo divertito della cameriera, di colpo lo specchio di fronte a te si riempe di pelo. Una signora vestita da orso sta sorbendo un caffè al bancone e pare l'orangutan del Crodino. La accompagna suo marito che a stento riesce a stare nei tre metri del locale: in testa ha un colbacco andropoviano che mette a dura prova il muscolo sternocleidomastoideo del collo. Fuori hanno una slitta con una muta di dieci cani noleggiata in car sharing.

Quando esci prendi il tuo autobus sotto vuoto spinto e scendi al supermercato per il latte, il pane e poco altro. Ebbene, alle casse c'è una fila da valle di Giosafat. Nei carrelli ci sono provviste per un inverno sulle Montagne Rocciose, sacchi di patate, balle di zucchero, carne in scatola, fiammiferi e candele. Ho sentito con le mie orecchie un tizio chiedere un Winchester per la caccia all'alce.

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