L’intonarumori
14 Dicembre Dic 2012 1829 14 dicembre 2012

L’inevitabile rubrica dei consigli per l’ascolto (seconda puntata)

Emanuele De Raymondi – Buyukberber Variations (Zerokilled Music)

L'idea di costruire musica con il laptop, partendo da errori, file sonori inceppati e i microframmenti mandati in loop non è mai arrivata alle masse (unica possibile eccezione: i Radiohead), restando circoscritta a micro-scene e volenterosi individualisti. Emanuele De Raymondi appartiene senz'altro a quest'ultima categoria, e le sue Buyukberber Variations racchiudono un gran numero di stimoli e suggestioni facendo ricorso a mezzi minimi ma perfettamente calibrati. La fonte sonora è una sola, le improvvisazioni al clarinetto - alto e basso - del musicista turco Oguz Buyukberber registrate a Berlino in una stanza dotata di riverbero naturale. Ritmi, armonie, melodie e dissonanze orchestrati con grande equilibrio, che sfidano e gratificano le orecchie dell'ascoltatore.


Craxi – Dentro i battimenti delle rondini (Tannen Records)

Fa un certo effetto parlare del disco postumo di un gruppo durato lo spazio di alcuni concerti e, per l'appunto, delle registrazioni di un unico album, pubblicato per di più a un paio d'anni di distanza. I protagonisti di queste session sono nomi noti della scena italiana, perlomeno per chi ama spingersi sotto la superficie: Alessandro Fiori, ex voce dei Mariposa, Enrico Gabrielli (fiatista e tastierista di Mariposa, Calibro 35 e per un certo periodo Afterhours, in questo caso alle prese con una chitarra), Luca Cavina (bassista dei Calibro 35) e Andrea Belfi (batterista impegnato su più fronti, in un trio con l'americano David Grubbs ad esempio). La scelta di una ragione sociale così controversa è perfetta per la musica prodotta: cupa, dissonante, abrasiva, nei suoni così come nelle parole. Un po' come se il Lucio Dalla dei dischi scritti insieme a Roberto Roversi fosse dotato dell'immaginario di Faust'O e venisse accompagnato dai This Heat. Cruda poesia post-punk estemporanea ma lucidissima, che sarebbe stato un crimine non consegnare ai posteri.


Cabeki – Una macchina celibe (Tannen Records)

Cabeki è lo pseudonimo con cui il polistrumentista Andrea Faccioli firma questo suggestivo omaggio ai Canti di Maldoror di Lautréamont (precursore ottocentesco del surrealismo, quello dell'ombrello e della macchina da cucire che cita anche Battiato, per intenderci): una musica strumentale che suona come una specie di post-rock dell'epoca Liberty, con delicati intarsi e fini tessiture a base di strumenti a corda di ogni tipo, percussioni, xilofoni, harmonium, piano giocattolo, voci. Musica da camera immaginifica e un po' bislacca, tra Yann Tiersen e John Fahey. Ideale per sonorizzare film immaginari, sogni, miraggi e universi paralleli.

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