Mambo
14 Dicembre Dic 2012 0832 14 dicembre 2012

Se Monti vince, dovrà governare con quelli che prima lo hanno boicottato e poi eletto

Mario Monti si fa democristiano per restare a palazzo Chigi? Sembra questa l’ultima trovata di chi vuole che il professore non lasci il suo incarico. Per chi, anche fra gli intellettuali che lo sostengono, non avrebbe voluto morire democristiano è un singolare finale d’opera. L’indicazione del Ppe non deve scandalizzare. Come è lecito che il Pse indichi il suo candidato preferito così è normale che i popolari europei facciano lo stesso.

Resta la bizzarria di un tecnico al di sopra delle parti che alla fine ne sceglie una sola e per giunta quella che lo ha fatto cadere. Ma siamo in Italia e anche Monti è un arci-italiano. Se l’attuale premier dovesse accettare di guidare uno schieramento in cui il grosso dei voti glieli porterà Berlusconi, che con lui e su di lui farebbe campagna elettorale, le conseguenze potrebbero essere queste. Se questo schieramento dovesse perdere, la sinistra, ovvero il centrosinistra, smentirebbe la tesi per cui per governare c’è bisogno dei moderati. Avremmo Monti a guidare l’opposizione assieme a Maroni e Gasparri. Impossibile trovare per lui una collocazione sia nel governo di Bersani sia al vertice della repubblica. Potrebbe fare il presidente del Senato.

Tutto questo casino per prendere il posto di Schifani non mi pare un gran risultato. Ma è sul primo aspetto che vorrei richiamare l’attenzione. Una sinistra vincente contro di lui, sarebbe una sinistra che si liberebbe dal complesso del figlio del dio minore e che libererebbe l’Italia dalla dannazione centrista. Anche perchè un Monti perdente non segnerebbe con la propria impronta il centro-destra ma lo riconsegnerebbe alle forze più estreme rese aggressive dal cattivo risultato. Nella sinistra prenderebbero forza le posizioni identitarie, tutta una cospicua cultura sulle alleanze, che è il lascito più importante della vecchia sinistra, andrebbe a farsi benedire.

Ma se ci tocca questo, questo accada. Se vincesse Monti dovrà fare il suo governo contrattando con quelli che lo hanno prima boicottato e poi eletto. Il Pd non potrebbe che restare dignitosamente in una super-opposizione nutrita dalla sfiducia personale e morale sul vincitore. Anche in questo caso noi avremmo in campo gli spiriti vitali della destra più radical attizzati e nel contemplo quelli della sinistra più arrabbiata. Per il Pd sarebbe la pietra tombale di ogni discorso futuro attorno al dialogo con i moderati. Con loro neppure un caffè, visto che possono fregarsi la tazzina.

Capisco che queste considerazioni possono non piacere ai montiani, e possono farmi guadagnare gli insulti di alcuni di loro (come mi sono preso quelli degli anonimi grillini e renziani), ma le cose stanno proprio così. La candidatura di Monti non dà garanzia di governo europeo, in quanto debitrice di forze anti-europee o tiepidamente europee, e staccherebbe la spina al dialogo che potrebbe far uscire l’Italia dalla crisi, quello fra sinistra e moderati. Resta in primo piano anche un dato di fatto che gli elettori valuteranno. Di tutti gli schieramenti che si presenteranno alle elezioni uno solo ha fatto della trasparenza e della partecipazione la sua bandiera. Tutti gli altri, da Monti a Grillo, nomineranno i loro leader e i loro parlamentari. Vi risparmio la citazione su quella bandiera della democrazia che altri lasciano cadere, e una sola parte raccoglie. 

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