The Jerk
Bollito duro
15 Dicembre Dic 2012 1519 15 dicembre 2012

I lecca lecca a rimborso spese: più che ladri, questi politici paion pezzenti.

La sorpresa che mi coglie quando esce una notizia di qualche abuso di danari pubblici da parte di “politici” è pari alla linearità dei pensieri berlusconiani: nulla, inesistente.

Ormai questa accolita di personaggi che ha occupato quelle che una volta si chiamavano “Istituzioni” e che non merita più nemmeno la definizione di “casta” (anche perché l’etimo della parola, di origine portoghese, significa “razza pura”: l’esatto contrario di questi qui), non stupisce più.

Stupirebbe qualche gesto di orgoglio teso a ripristinare una dignità calpestata. Stupirebbe un’iniziativa corale che ridoni trasparenza a ruoli una volta importanti. Invece no. Come sempre, a seguito di iniziative - che a qualcuno possono sembrare strumentali, ma che per me sono meritorie - della Magistratura si scoprono le miserie di queste cavallette che accompagnano la triste carestia di civiltà e di amor proprio.
La notizia di ieri dei risultati delle analisi dei rimborsi spese - per ora di PDL e Lega - dei consiglieri regionali lombardi è un resoconto tragicamente e sconsolatamente comico.

In sostanza questa specie di parassiti - perché, siamo sinceri, a me questo sembrano - che già si pappa stipendi da nababbi fuori da ogni minima logica di buon senso naturalmente a carico del contribuente onesto, svolge anche un’intensa attività di shopping compulsivo di beni di lusso che, soprattutto, consentano di esibire un certo “status” da arricchiti glamour.
Devo dire che resto esterrefatto da come non vi sia una minima parvenza di controlli interni che vigilino sulla coerenza di certe spese, in modo tale che quelle che han senso si pagano, le altre no. In ogni azienda non padronale questa cosa funziona; mettere in moto un meccanismo di controlli incrociati non è difficile per delle normali intelligenze. Invece si persevera col dileggio dei comportamenti corretti e la gloria di quelli triviali.
Con la sensazione che questa gente, davvero, sia fuori dalla reale comprensione del mondo e di come vanno le cose per i poveri cristi.

Rappresentanti del “popolo” che spendono centinaia di euro per aperitivi in ristoranti di lusso o in pasticcerie, che usano soldi pubblici per comprare cartucce da fucile (e poi, come il bambino più coglione preso con le mani nel sacco che spara la prima cosa che gli salta in testa, a dire che l’errore è della segretaria che non aveva capito che servivano cartucce della stampante), che comprano lecca lecca e ovettini Kinder e li mettono a piè di lista - come simboli della loro drammatica regressione infantile - per chissà quale funzione (forse il lecca lecca serve a esercitare la lingua per leccar culi con sapienza, chissà), che comprano con i nostri soldi, dannazione, i nostri soldi, ogni ultimo gadget tecnologico per essere in tendenza.

E, quando gli si chiede conto, dicon delle robe che ti vien voglia di prendere una motosega e di rincorrerli fino a che non li scomponi in trancetti. Il mio sabato, per esempio, è iniziato oggi sentendo una voce di uno di questi mentecatti che diceva: “Io ho fatto quello che la legge mi consente! E poi, alla fine, spendevo circa 2.000 euro al mese per le spese, che non mi sembrano uno scandalo”. Brutta testa di cazzo, ma ti rendi conto che quello che tu spendi ogni mese, coi nostri soldi, in pasticcini, gingilli, lecca lecca, cannoncini e cannoletti, è per molta gente che lavora da mattina a sera un miraggio per vivere sereni?

Che dire; che questi hanno ormai passato la barriera del suono della decenza: sono sordi a ogni vergogna. E sembrano, davvero, quei pezzenti che mirano a sedersi a una tavola imbandita, vestiti a festa, per ingozzarsi e mostrare al mondo il loro “status” di persone importanti.
Una domanda però mi assilla, essendo convinto che il carattere merceologico degli acquisti compulsivi di questa gentaglia dia il segno delle loro sempre represse aspirazioni da studenti o lavoratori falliti: cosa significa l’acquisto di “Mignottocrazia” in nota spese della Minettona?
Alla statuina di Priapo l’ardua sentenza.

Burp

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