Eugenio Furia
Appapà
15 Dicembre Dic 2012 1218 15 dicembre 2012

Il gattino fatto della stessa materia della polvere e altre insidie

Stamattina ho sorpreso la grande (4 anni) con gli occhi increduli – ma spero ancora assonnati – davanti al televisore: si era appena alzata ed era corsa sul divano per il rituale mattutino (biberon + Rai YoYo / Disney junior); il problema è che la tv era rimasta sintonizzata su Skytg24 mentre io ero in cucina a fare colazione, così lei ha potuto vedere per qualche minuto (spero secondo) i fotogrammi crudissimi della strage nella scuola Usa.
È un mondo difficile, per i bimbi. E come se non bastasse dover “schivare” le insidie delle immagini di telegiornali e altri programmi, per i genitori c'è da riflettere anche sul messaggio recondito – dunque ancora più sottile e insidioso – di alcune pubblicità sulla carta innocue. Senza voler scadere nell'animalismo da talk-show del gattino fatto della stessa materia della polvere – e dunque condannato ad “aspirazione” tramite attrezzo infernale – o nel sentimentalismo anacronistico che mi ha fatto sentire in colpa per il solo fatto di appartenere alla categoria padre (è accaduto quando ho visto lo spot del papà degenere che per correre in concessionaria sistema gli addobbi dell'albero di Natale alla bell'e meglio e fugge ad agguantare l'offerta dell'ultimo modello, nello sconforto delle donne di casa), mi ha colpito in questi giorni la pubblicità sessista di quella che si direbbe «una nota marca di salumi»: giocando con poca originalità sul marchio dell'azienda, presenta un bimbo playboy che seduce una coetanea. Non hanno più di 5 anni ciascuno. Sono vestiti come dei 20enni della upper class, lui si atteggia a tombeur des femmes e lei sta al gioco e cede. Trenta secondi per riflettere su un sottotesto se non allarmante, quantomeno deprimente.
Dalla tv del quasi-2013 è sparita l'annunciatrice di quel famoso racconto di Rodari, in compenso i gattini sono a rischio aspirapolvere e i padri vogliono più bene alle utilitarie che a figli e moglie...
E la malizia degli spot per bimbi ma con linguaggio adulto (o meglio: per adulti), è davvero nell'occhio di chi guarda? Forse, ma quella del salamino proprio si poteva evitare: anche perché eravamo convinti che il tempo di «io ce l'ho profumato» fosse lontano anni luce.

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