Una figlia come te
17 Dicembre Dic 2012 1829 17 dicembre 2012

Cronache di una notte da mamma

Non pensavo si potesse dormire così poco e mantenere comunque un discreto livello di lucidità. Io, che quando da adolescente tornavo dalle vacanze studio, ronfavo anche 17 ore di fila. E poi magari ci scappava anche un pisolino.

Da quando è arrivato Filippo la notte ha tutta un’altra fisionomia. Comincia tardi e finisce presto e, nelle serate più critiche, è accompagnata da intermezzi musicali e danzerini dai risvolti grotteschi mentre i risultati…lasciano a desiderare.

Il momento peggiore è verso le dieci, dieci e mezzo. Quando mi assale un sonno che la metà basterebbe a mandarmi in letargo e invece penso che manca ancora una poppata, un ruttino, un cambio e un balletto propiziatorio dei dolci sogni d’oro. Si finisce tra mezzanotte e le due, si ricomincia verso le tre o le quattro del mattino.

L’altra sera ho avuto la malaugurata idea di rilassarmi qualche minuto nel letto, in attesa dell’ultimo round di allattamento. Non ricordo nemmeno di aver poggiato le gambe sul materasso che devo essere svenuta. Così, improvvisamente, senza preavviso, senza il tempo di organizzarmi con una sveglietta o di spegnere la luce. Al mio fianco Mr P., con gli occhi già chiusi e gli occhiali ancora su, mezzo seduto e mezzo sdraiato, abbracciato a un cuscino. Quando ci siamo svegliati erano quasi le due, e Filippo reclamava pappa da non sappiamo quanto.

Ho cominciato a chiedermi se queste poche ore di sonno smozzicate possano finire col danneggiare irreparabilmente i neuroni del mio cervello. Perché insomma: prima il progesterone che allenta le sinapsi, ora l’insonnia forzata. Se ci aggiungo il mal di schiena che mi è venuto per le posizioni anti-colichette (tiralo su, tiralo giù, a pancia sotto, sulla spalla, “arza la gamba, abbassa la gamba…”) e i danni all’udito causati dal pianto dell’aquila…ministro Fornero, ma la maternità non è riconosciuta come lavoro usurante?

Nonostante la prassi ormai consolidata di arrivare sveglia a notte fonda, non sono riuscita a vedermi una puntata di Marzullo per cui questa domanda retorico-esistenziale rimane per ora senza risposta. Nel dubbio cerco di avvantaggiarmi con qualche pisolino pomeridiano. Se avanza tempo tra la poppata, il ruttino, il cambio e le coccole per farlo addormentare. Una routine da cui, ho capito, non si scappa.

Ecco, questa è per ora l’unica certezza delle mie giornate. Per capirci qualcosa, mi toccherà ricominciare da qui.

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