Esterismi
17 Dicembre Dic 2012 1717 17 dicembre 2012

Eserciti africani: "armate brancaleone"?

Carter Ham, generale a capo di Africom si è recentemente detto scettico sulle possibilità di riuscita di una missione militare totalmente africana in Mali. Come riportato dal bell'articolo di François Soudan sul settimanale Jeune Afrique.

E come dargli torto?

La storia militare africana non brilla da questo punto di vista. Gli standard degli eserciti del continente sono lontanissimi da quelli occidentali. Il "caso Mali" e la perenne crisi congolese (Kivu, dove nel 2008 ho scattato la foto che vedete) sono emblematici: l'esercito maliano e quello congolese si sono ritirati quasi senza sparare di fronte all'avanzata di gruppi ribelli.

Le ragioni della loro inefficenza si possono così riassumere, generalizzando certamente:

1) Addestramento: quasi nullo, salvo che per pochi ufficiali e in pochi casi.

2) Motivazione: spesso i soldati africani non sanno per chi e per cosa combattono. Altre logiche (etniche, tribali a volte prevalgono sul senso di nazione e stato).

3) Corruzione: prendiamo il caso congolese. Alti ufficiali a Kinshasa prendono le paghe, mentre le truppe in Kivu prendono solo le briciole.

4) Mezzi e armi. Tranne il kalashnikov, fucile efficacissimo ed efficiente, per carità, le truppe africane hanno poco a disposizione. Logistica, comunicazione, aviazione degni di questo nome sono a disposizione di pochissimi stati. Vedi Sudafrica, vedi Rwanda.

Ecco perché da tempi agenti francesi si muovono sottotraccia in Mali per colmare il vuoto militare africano. Ecco perché ci vorranno mesi per preparare una missione. Ecco perché ancora una volta si dimostra che senza eserciti gli stati vacillano.

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