La democrazia e i suoi derivati
17 Dicembre Dic 2012 1404 17 dicembre 2012

Il “montismo” e la bussola di Bobbio

È davvero singolare che il presidente Mario Monti sia stato indicato simultaneamente da forze politiche di destra, di centro e di sinistra come loro possibile (“naturale”) candidato premier alla prossime elezioni.

Ancor più singolare se si pensa che importanti esponenti dei diversi schieramenti lo hanno identificato, più o meno esplicitamente, come futuro Capo dello Stato, organo di garanzia, quest’ultimo, super partes per definizione (o, se si vuole, dalla parte della Costituzione e dell’unità nazionale). Insomma, Monti sarebbe, nel contempo, uomo al di sopra delle parti e candidato ideale di destra, di centro e di sinistra.

Ma com’è possibile?

Mi viene in mente un’opera di Norberto Bobbio in cui si sostiene una tesi interessante, criticata da qualcuno, ma molto utile, a mio avviso, come base di partenza per riflettere su cosa sia stato (e su cosa sia) esattamente il “montismo”.

Il libro si intitola Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, edito per la prima volta nel 1994 dalla Donzelli.

La tesi di fondo è semplice: ciò che distingue la destra dalla sinistra è il rapporto con l’idea di eguaglianza. In breve, chi è di destra ritiene che si nasca diversi e che le diversità naturali non possano essere rimosse, se non entro certi limiti e a determinate condizioni; chi è di sinistra pone, invece, quale scopo della propria azione politica l’eliminazione delle diseguaglianze economiche e sociali. Conservatori vs. riformisti. Semplicissimo.

Se partiamo da questa elementare distinzione, qualche dubbio sorge spontaneo.

Visto che il Governo Monti, con gli interventi realizzati, ha fatto delle precise scelte di campo, evidentemente qualcuno dei suoi odierni sostenitori deve aver perso la bussola…

Foto | Flickr.it

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