Degiovanimento
18 Dicembre Dic 2012 1754 18 dicembre 2012

Le primarie e l'assalto dei giovani al Parlamento. Tre condizioni per cambiare davvero

Sappiamo bene tutti quanto sia scesa a livelli pericolosamente bassi la fiducia verso la classe politica - accusata di essere chiusa e ostile a rimettersi in discussione a fronte di risultati del tutto deludenti rispetto alla crescita del paese e alla riduzione delle diseguaglianze sociali.
L’insofferenza negli ultimi anni è cresciuta molto soprattutto nelle nuove generazioni, che da un lato sono quelle su cui maggiormente pesano gli effetti negativi della crisi e degli errori del passato, ma che, d’altro lato, sono anche escluse, più che in altri paesi, dalla possibilità di poter contare sulle scelte strategiche - di legge e di governo - del paese.
Lo strumento delle primarie ha dimostrato che una inversione di tendenza è possibile e che i partiti che si aprono al confronto e si rimettono in discussione dando reale potere di scelta agli elettori possono recuperare credibilità e consensi, anche tra e con i giovani.
Tra poco più di due mesi si torna a votare per il Parlamento italiano, in una fase molto delicata di crisi perdurante e di difficoltà della politica a fornire risposte convincenti. Purtroppo si voterà ancora con una legge elettorale che non prevede preferenze e con vincoli anagrafici tra i più severi in Europa (25 anni per entrare alla Camera e 40 al Senato) che frenano la possibilità di un effettivo rinnovamento basato esclusivamente sulle qualità dei candidati, non deciso dall’età e nelle stanze chiuse dei palazzi del potere.
Il Partito Democratico ha deciso di indire le primarie per la scelta dei parlamentari proprio per evitare che anche il prossimo sia solo un Parlamento di nominati con scarsa presenza di donne e nuove generazioni e con i pochi nomi nuovi stabiliti per cooptazione.
Ma perché questa apertura sia effettiva non basta consentire al nuovo di proporsi, questo "nuovo" va anche sostenuto e incoraggiato, offrendo strumenti e regole adeguate per emergere e poter essere presi in considerazione e valutati dall’elettorato. Più che quote servono meccanismi e opportunità vere che consentano di mettere in virtuosa competizione gli uscenti che si ricandidano con i potenziali nuovi entranti. In questa fase politica è più importante cambiare per ripartire con nuovo slancio, che conservare l’offerta già presente.
Facciamo quindi tre inviti.
Ai giovani con qualità e capacità chiediamo di mettersi in gioco e candidarsi. Ci sono tanti giovani cervelli eccezionali, persone competenti, non appartenenti alle generazioni culturalmente compromesse con gli errori del passato, che hanno già avuto modo di dimostrare le proprie capacità e che potrebbero portare all'Italia una ventata di innovazione.
Al PD chiediamo di incoraggiare e sostenere soprattutto le candidature di giovani e di donne. Di consentire, nonostante i tempi troppo stretti, a tutti di poter avere spazi e mezzi adeguati per farsi conoscere e comunicare la propria visione di politica.
Invitiamo infine gli elettori a dare attenzione ai volti nuovi, a prendere in concreta considerazione la possibilità di dar loro fiducia valutandone caratteristiche e profilo.
Supportare la candidatura di under 40 di qualità – in combinazione con la possibilità di esprimere una doppia preferenza di genere – è il modo più concreto per contribuire ad una rigenerazione vera della politica di questo Paese.

Alessandro Rosina e Eleonora Voltolina

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook