Mambo
19 Dicembre Dic 2012 0823 19 dicembre 2012

Monti, lo dica: il problema non è fermare i comunisti ma guidare una destra decente

Per anni abbiamo letto importanti riflessioni che concludevano che il problema politico italiano fosse la sinistra. Troppo radical, troppo affollata di comunisti (o ex), insomma troppo poco europea. La destra che ci trovavamo di fronte era invece uno stato di necessità che sorgeva proprio per questa anomala presenza della sinistra. E’ per questa ragione che molti si sono fatti compiaciuti sostenitori non solo di Berlusconi ma di qualunque soggetto che apparisse contrapposto alla sinistra. Sta avvenendo la stessa cosa in queste ore. C’è tutto una benevolenza attorno alla probabile discesa in campo di Mario Monti che viene presentata come una necessità storica proprio per l’esistenza della sinistra. Di questa sinistra, della sua subalternità a Nichi Vendola.

A parte la ridicola rappresentazione del leader di Sel come azionista principale della sinistra di oggi, a parte la trascurabile circostanza che Vendola sostiene cose, in tutti i campi: dal lavoro alla politica estera, che hanno cittadinanza nei partiti socialisti europei, ciò che colpisce in queste analisi e progetti è l’assenza di valutazioni realistiche sullo stato della destra. Perché si dovrebbe rovesciare il ragionamento. Se nella sinistra ancora compaiono posizioni discutibili ciò accade perché la destra italiana è anomala e non europea. Ciò che si sta svolgendo sotto i nostri occhi ne è la prova più evidente. C’è un signore attempato e sconfitto che chiama a raccolta, invadendo tutte le tv, l’opinione pubblica con ricette economiche, mi limito solo a quelle, irresponsabili, con l’annuncio della fuoriuscita dall’euro, con il conflitto aperto con tutte, proprio tutte, le forze politiche europee. Questo signore ha fatto cadere il premier Monti ma lo vuole sostenerlo come leader del proprio campo.

Ci sono forze elettoralmente insignificanti che ambiscono a gestire un ruolo nella politica italiana, addirittura di forza centrale di governo, chiedendo a un senatore a vita nominato in quel ruolo proprio per enfatizzarne la terzietà di partecipare allo scontro schierandosi contro la forza politica che, rinunciando a propri vantaggi lo ha sostenuto. C’è un premier che credevamo laico e che scopriamo democristanissimo, che credevamo super partes e scopriamo affascinato dai giochi di corrente per far rivivere la balena bianca, che immaginavamo riserva della repubblica e scopriamo ansioso di restare a palazzo Chigi in attesa della Commissione europea del 2015. Ci sono poi la Lega, Storace, Meloni e Crosetto. Questa è la destra italiana oggi. Non c’è traccia di quel respiro europeo che invece riscontriamo in tutte le altre componenti moderate del vecchio continente. Il rimprovero che sento di fare a Mario Monti non è solo la rottura del patto di lealtà con il Pd ma l’assenza di coraggio nel dire che vuole fare il leader della destra. Solo in questo modo darebbe un senso alla propria candidatura o al sostegno alle liste che portano il suo nome. Se vuol entrare nell’agone politico si sporchi le mani e renda europea la destra. Ma lo faccia dichiarando che questo è il suo compito storico non la messa in sicurezza del paese da Bersani e Vendola. 

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