Pirates! Not the Navy!
20 Dicembre Dic 2012 0708 20 dicembre 2012

Deficit, declassamento e politica miope: storia di un aeroporto in perdita.

Entro il 31 dicembre il nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti sarà ufficializzato e con esso il nuovo ruolo strategico dell’aeroporto di Falconara. Per questo motivo, il futuro dell’unico scalo marchigiano è protagonista delle cronache degli ultimi mesi: il Governo lo riconosce "Aeroporto di interesse nazionale per le merci", ma la politica regionale parla di “declassamento” ed esprime contrarietà all’unanimità. Atteggiamento che, analizzando i dati, non possiamo condividere.


Lo Stato si dice pronto a finanziare gli investimenti necessari all’adeguamento delle strutture logistiche a supporto di una futura attività cargo, tutto ciò mantenendo comunque aperto il traffico passeggeri – per sostenere il quale, però, si dovrà far ricorso a risorse private.Il riconoscimento per l’aeroporto delle Marche, in seno al piano di riordino del sistema aeroportuale italiano, è pertanto una reale e concreta opportunità. Quasi la metà degli aeroporti italiani, infatti, chiude da anni i propri bilanci in forte perdita e per ripianare i debiti vengono utilizzate risorse dei contribuenti per circa 60milioni di euro ogni anno.


Falconara non è ovviamente estranea a questa situazione: nel 2011 la società che gestisce lo scalo aveva un debito nei confronti dei fornitori di 5,6 milioni di euro, verso le banche di 10,6 milioni. Nei primi nove mesi del 2012, ha perso quasi il 7% dei voli, il 6,5% dei passeggeri ed il 7,5% di merci.
Il governo ha dimostrato, pertanto, di avere una visione strategica molto pragmatica, offrendo all’aeroporto marchigiano un’occasione irripetibile, che può generare crescita e sviluppo per molti comparti produttivi della nostra regione. L'aeroporto di Falconara è posizionato in maniera baricentrica sulla dorsale adriatica in un importantissimo crocevia Est-Ovest e Nord-Sud, dove transitano annualmente circa 70mila tonnellate di merci destinate agli aeroporti di Francoforte, Amsterdam, Parigi e Malpensa per viaggiare su rotte internazionali (dati ISTAT). Merci provenienti o destinate anche al comparto manifatturiero marchigiano e a quello delle regioni vicine (Umbria, Abruzzo e Puglia). Stime attendibili definiscono il valore di questo mercato, in termini di diritti aeroportuali, pari a circa 10 milioni di euro l'anno. Finora, però, il traffico cargo non è mai stato preso seriamente in considerazione.

Attualmente, volano su Falconara solo compagnie di corrieri espressi, mentre l’aeroporto è collocato in un territorio a vocazione manifatturiera in cui le imprese compiono sforzi verso l’internazionalizzazione per resistere alla crisi. L’economia marchigiana, per lo più costituita da imprese di ridotte dimensioni, soffre più della media italiana: il 60% di esse denuncia un calo di fatturato, scarsa propensione agli investimenti e anche un calo delle esportazioni, dato quest’ultimo in controtendenza rispetto a quello nazionale. Da noi ce la fanno solo i più grandi, perché spedire le merci verso mercati lontani è complicato e costoso. Riteniamo pertanto improcrastinabile una riflessione sulla visione, forse troppo ideologizzata, che considera l’aeroporto il promoter per l’incoming turistico. I dati analitici a disposizione la smentiscono: degli oltre 2 milioni di presenze turistiche, solo 60mila arrivano tramite l’aeroporto. Però Aerdorica spende 1,2 milioni di euro all’anno per far atterrare Ryanair.

Le Marche hanno un’opportunità storica davanti, nell’era della globalizzazione possono assumere un ruolo centrale nel sistema dei trasporti sfruttando le tante infrastrutture presenti sul territorio a vantaggio di una logistica efficiente. In questo senso, comprendiamo l’interesse del signor Eurnekian, quello che vorremmo capire è perché le Marche e il futuro dell’unico aeroporto regionale debbano essere affidati ad un personaggio discusso (è indagato per il crac della compagnia aerea Volare e implicato in altre vicende che riguardano la SEA di Malpensa e Linate) e perché la politica regionale si esprima, a riguardo, con toni molto diversi rispetto al fantomatico declassamento.

Abbiamo di fronte uno scenario che offre concrete prospettive di rinascita e rinnovamento, per la politica e l’intera comunità regionale, ma serve un salto in avanti sul piano culturale che i marchigiani non possono non cogliere.

Maurizio Grilli
marche@zeropositivo.org

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