Bitchiness gets you everywhere
21 Dicembre Dic 2012 1415 21 dicembre 2012

Donne, fate autocritica. Un burqa può salvarvi la vita

Forse più delle stesse violenze fisiche perpetrate nei confronti delle donne, possono ferire brutalmente il silenzio e l’indifferenza sociale che tali violenze cullano e alimentano.
Un muro solido e incrollabile, saldo di ignoranza e arretratezza, protegge e conserva una nicchia ecologica comoda e ospitale per il germoglio dell’odio di genere, e crea le perfette condizioni per il prosperare delle atroci nefandezze che ne derivano.

Mentre le statistiche dei centri di accoglienza e delle associazioni in difesa delle donne denunciano dati a dir poco inquietanti sull’aumento sensibile di violenze e omicidi perpetrati da partner e familiari nei confronti delle donne del loro nucleo, e mentre il dibattito su un’evoluzione legislativa che provveda a maggiori tutele è in pieno corso, capita ancora, purtroppo, di imbattersi in deliranti argomentazioni da scenario surreale.
In un articolo a firma Bruno Volpe pubblicato sul sito Pontifex Roma si parla di femminicidio e si consiglia alle donne di «fare autocritica». Si legge che per contenere l’aumento delle violenze di genere basterebbe «proibire o limitare ai negozi di lingerie femminile di esporre la loro mercanzia per la via pubblica per attutire certi impulsi; proibire l'immonda pornografia; proibire gli spot televisivi erotici, anche in primo pomeriggio».
Per i nostalgici dell’oscurantismo, insomma, il rimedio alle degenerazioni violente che – stando a quanto sostenuto - sarebbero provocate dal dissolvimento della famiglia tradizionalmente intesa, è presto pronto. Sei donna? Un burqa ti salva la vita.
Lo stereotipo tramandato da secoli e riproposto in salsa moderna è sempre lo stesso. Un teorema facile da verificare: le donne indossano la minigonna, mostrano il décolleté, e quindi «provocano» e istigano persino a compiere atti criminali. Gli uomini, dalla loro, già «esauriti» a causa di «piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia» molestano, violentano e arrivano anche a uccidere. Un quadro semplice e chiaro.
Se è una provocazione, quella contenuta nelle righe riportate, certamente non fa ridere né tantomeno riflettere. Fa, piuttosto, rabbrividire per le idiozie che porta con sé.

La mancanza di considerazione e di rispetto per la figura femminile e l’odio autentico e atavico di alcuni sottouomini nei confronti della donna in sé considerata, pianta robuste radici e cresce e ramifica in questa cornice di ispirazione medievale.
La bellezza della donna e del suo corpo intimorisce e spaventa questi omuncoli piccoli, insicuri, e incapaci a rapportarsi nei suoi confronti. La violenza, in tutte le sue declinazioni, è per questi vili l’unico, bestiale, modo di comunicare.
Una «femmina» colta, valida e preparata è pericolosa: va disprezzata, mortificata e annientata nel suo essere donna. L’indipendenza e la bravura di una giovane madre in carriera sono motivo di vilipendio da parte di questi esseri pavidi e senza spina dorsale.
Il nudo? Atterrisce. Il sesso? Terrorizza.
La mortificazione e la sottomissione dell’essere femminile è l’unica via per contenere questa paura innata e irrisolta nei confronti della donna e del suo essere biologicamente perfetta. Non è misoginia questa, ma “ginofobia” da manuale freudiano.

Di omuncoli del genere ne è pieno il mondo, e molti di questi si celano sotto mentite spoglie. Ma in maggioranza restano ancora gli uomini, per fortuna. Uomini veri, capaci di amare e degni di essere ricambiati.

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