Mambo
21 Dicembre Dic 2012 0816 21 dicembre 2012

Poteva essere De Gasperi, invece Monti si tira dietro vecchie mummie

Se Dio vuole, fra un paio di giorni finirà questo tormentone sulla candidatura di Monti. Attorno al professore si era creato un anno fa un clima fantastico. Il suo arrivo con una truppa di tecnici titolati aveva dato un tono borghese vecchio stampo alla politica italiana. Competenza e sobrietà erano i termini che immediatamente sono diventati di moda. I partiti all’angolo sembravano aver perso attrattiva. Insomma, si era voltata pagina.

La pagina successiva è invece quasi peggiore di quella precedente. Analizzeremo il discorso di Monti quando lo farà (anche questa incertezza su giorno, ora e luogo è surreale). Oggi possiamo dire che persino le procedure dei vecchi partiti sono meglio dell’accrocco che si accinge a candidarsi al governo del paese. C’è l’endorsement degli imprenditori maggiori e più discussi, c’è una pletora di notabili che ambisce a ricollocarsi dietro le bandiere montiane. Con il codicillo penoso dei berlusconiani in via di fuga che non sanno se saranno accettati e quindi annunciano e rinviano il tradimento.

Non poteva mancare quindi Mastella. La buona politica fatta di competenza e sobrietà è andata a farsi benedire e assistiamo all’imitazione dei peggiori vizi della prima repubblica con una dilagante democristianeria che si ricolloca senza chiarire per chi e per che cosa. Monti avrebbe potuto essere De Gaulle, con un gesto di auto-candidatura forte e impegnativo, o De Gasperi, federatore di una società civile cattolica. Invece ha scelto procedure da fine Ottocento quando notabili si raccoglievano attorno all’uomo simbolo portando con se clientele e interessi spesso inconfessabili.

È tutto un mescolarsi di acque limacciose che sono mosse dal desiderio di svolgere un ruolo nella vicenda politica italiana senza pagare il prezzo della rottura con antiche pratiche politicanti. Anche lo stesso Monti vede ridursi il fascino della sua persona. Ha convocato i suoi soci a palazzo Chigi. Fa trapelare annunci contraddittori, non rivela le sue legittime aspirazioni. Se questo è il suo modo di procedere nella politica italiana sarà un bene non candidarlo alla presidenza della repubblica dove sono richiesti trasparenza e lealtà di comportamento.

Chi è di sinistra aveva trovato nella sua discesa in campo il termine di paragone più arduo nel confronto fra una sinistra che faticosamente cerca la sua strada riformista e una leadership borghese orgogliosamente efficiente e lucida nei suoi obiettivi. Invece tornano le vecchie mummie, c’è una sorta di protagonismo degli scheletri che fa impallidire i ricordi degli anni di Forlani e Rumor. Il fatto è che a mano a mano che si avvicina il grande annuncio vengono meno le ragioni storiche della candidatura di Monti.

C’era una strada che sembrava tracciata ed era l’alleanza in nome dell’Europa di uno schieramento con i moderati e i riformisti. Invece Monti sia accinge a spaccare questo schieramento con il rischio di sospingere la sinistra verso una deriva identitaria. È del tutto evidente che la sinistra con Monti in campo ha due strade davanti a sé: o sceglie di tornare classista e statolatrica oppure si fa più riformista ed europea. Bersani sceglierà la seconda soluzione. E lo dovrà fare polemizzando non solo con una parte del proprio campo ma soprattutto con uno schieramento di vecchi tecnici, di imprenditori che hanno in odio la politica e con politicanti in cerca di salvezza.

È culturalmente un passo indietro per tutti. Tuttavia bisogna sperare che questo passaggio porti qualcosa di buono. Soprattutto sperare che il Pd di fronte a questo nuovo e imprevisto avversario sappia fare il salto definitivo verso la sua più completa europeizzazione assumendo il ruolo di una moderna socialdemocrazia. Il mondo conservatore, potenzialmente maggioritario, dovrà invece muoversi fra i rigurgiti berlusconiani e le ambizioni di politicanti d’altro tempi. Monti poteva portarci in Europa, ci ha condotti in un suk. Un vero peccato. 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook