Altro Che Sport
23 Dicembre Dic 2012 0510 23 dicembre 2012

L’Europa è in crisi economica, e l’Europeo di calcio si sparpaglia in ben 12 Stati

La fase finale del Campionato Europeo di calcio per nazioni 2020 non si svolgerà in un Paese solo, o in due collaboranti come è stato anche quest’anno in Polonia e Ucraina. Si sparpaglierà invece in 12 nazioni.

Il motivo lo ha spiegato Gianni Infantino, segretario generale della Uefa che organizza la manifestazione: «Volevamo fare qualcosa di speciale per il 60° anniversario della competizione. Inoltre l’Europeo con 24 squadre partecipanti implica oneri ancor più importanti, probabilmente eccessivi per un gran numero di Paesi che non potrebbero così candidarsi a ospitarlo».
Di fatto è un’innovazione radicale rispetto alla consuetudine delle grandi manifestazioni sportive sovrannazionali, che del concentramento in uno Stato solo hanno fatto un punto di forza e di sviluppo economico.

Le parole di Infantino sono state diffuse dalle agenzie giornalistiche, che hanno riportato le decisioni prese dall’Uefa a Losanna lo scorso 5 dicembre, nella riunione del suo Comitato esecutivo. Qualche informazione in più l’ha data Francesco Saverio Intorcia con un articolo pubblicato da la Repubblica del 9 dicembre in cui ha delineato perché il presidente Uefa, Michel Platini, abbia proposto le sedi sparpagliate: a parte la Turchia, una delle poche nazioni europee in cui è in corso un miglioramento dell’economia, le altre candidature coinvolgevano più Federazioni calcistiche (il duo Azerbaijan/Georgia e addirittura il trio Irlanda/Scozia/Galles) costrette a collaborare per non doversi addossare individualmente i costi.

Un fenomeno, peraltro, non nuovo per l’Europeo di calcio, visto che è stato così anche per 3 delle ultime 4 edizioni disputate (fonte Wikipedia): nel 2000 si misero insieme Belgio e Olanda, nel 2008 Svizzera e Austria, nel 2012 come già detto Polonia e Ucraina.
Platini ha così pensato di consentire, perlomeno nella prima fase, alle 12 nazioni con il miglior ranking Uefa di giocare alcune partite in casa, e solo nelle fasi successive di spostarsi in altra sede – con criteri che verranno discussi tra il 2014 e il 2016.

Una voce contraria a questa decisione (a parte quella della Federcalcio turca, unica tra le 53 aderenti all’Uefa a votare contro) si è però già fatta sentire: Jérome Valcke, segretario generale della Fifa che organizza la Coppa del Mondo per nazioni. Secondo lui sparpagliare le partite in più Paesi «distrugge lo spirito della competizione».
E in effetti la gran parte delle manifestazioni sportive internazionali, come le Olimpiadi, o i campionati mondiali di quasi ogni sport, o anche i campionati di ogni continente e di entità come il Commonwealth che riunisce i territori dell’ex impero britannico – hanno avuto nella concentrazione in una sola città e in un solo Stato uno dei motivi della loro popolarità. È stato così per tutto il XX secolo, ma una cosa del genere la volle già Pierre De Coubertin quando scelse Atene come sede della Prima Olimpiade della storia moderna nel 1896.
Sono stati fatti anche studi circa l’impatto economico delle grandi manifestazioni sportive sulle economie nazionali, impatto che in alcuni casi è stato negativo, a causa degli alti costi di allestimento di nuovi stadi e nuove infrastrutture (come per l’Olimpiade di Montreal nel 1976) ma che generalmente è stato positivo, grazie al grande afflusso di turisti e al riutilizzo degli impianti nei periodi successivi alle manifestazioni (come dopo l’Olimpiade di Los Angeles nel 1984).

La decisione dell’Uefa va in direzione contraria a tutto questo. L’Europa del calcio non ha voglia di affrontare spese perché pensa che non troverà le risorse. E non vuole nemmeno vedere se dopo le spese ci saranno delle ricadute positive.
Nel bene o nel male, mai un’istituzione sportiva aveva interpretato così il proprio ruolo. Restano da capire le conseguenze che ci saranno.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook