Èvviva
24 Dicembre Dic 2012 1450 24 dicembre 2012

Letterina di Natale (una parte di quello che vorrei).

Una lucina di quelle da attaccare ai libri per leggere al buio.
Occhi che brillano, sempre.
Una borsa nera grande ma non troppo, di pelle morbida e con la tracolla.
Il sorriso più bello che ho.
Un libro di Fred Vargas.
Struffoli. Tanti da dire basta.
Un libro di Gimenez Bartlet.
Un’insalata di rinforzo come dio comanda.
Tempo, tanto di più.
Vedere la gioia dei miei figli quando Babbo Natale bussa alla porta. Fermare l’istante in cui, come accade ogni anno, si abbracciano, iniziano a saltare e si lanciano sui regali per scartocciarli frenetici e poi dire: “UAAA quello che ho chiesto io!!”. Una goduria.
L’ispirazione ogni volta che vorrei.
Non serenità, ma allegria, che la serenità non ha lo stesso sapore dell’allegria.
Sempre lo stesso vulcano di idee.
Saper fare fotografie indimenticabili.
Cancelleria da toccare.
Un libro da scrivere (cioè, riuscirci, a scriverlo).
Il Napoli in Champions League.
Il Napoli che si mangia la classifica rimontando i due punti di penalità.
Una fede greca.
Un paio di orecchini piccoli e luminosi.
Tempo per praticare (nam myoho renge kyo).
Un credito telefonico illimitato.
Napoli meno provinciale.
Spazio per scrivere, molto di più.
Le mie Oj vite come le ho viste ieri: felici.
La mano emozionata di mia sorella Lucilla.
Una sorpresa.
Auguri inaspettati.
Un ultimo dell’anno meno deprimente del solito. O almeno meno malinconico!
Una pallina di vetro colorata per l’albero di Natale.
Una raccolta di Bruce Springsteen per arrivare preparata al concerto di maggio.
Una pallina di quelle che le rovesci e scende la neve dentro.
Il biglietto per il concerto di Pino Daniele.
Un mutuo per pagare la babysitter ogni volta che mi serve.
Una casa sempre in ordine, pulita e profumata.
Vivere sotto pressione: lo adoro.
Scrivere. Scrivere. Scrivere.
Una giornata da passare interamente a letto a leggere. Giusto il tempo di alzarmi a far pipì.
Un viaggio a Parigi.
Un viaggio a Istanbul.
Un viaggio a Tel Aviv.
Raccontare una guerra.
Raccontare un dolore.
Raccontare una gioia.
Raccontare.
Meno invidia. Il mondo se ne cade di invidia. E l’invidia è il sentimento più brutto che esiste.
Una politica che sia davvero politica.
Che i miei interlocutori dimentichino, per qualche istante, a volte, che sono una donna. E che si rilassino.
Dare. Dare. Dare.
Lasciare un segno, sempre.
Un piumino bianco un po’ più lungo di quello che ho.
Un paio di stivaletti con la pelliccia dentro.
Calze colorate.
Miniabiti. Tanti.
Ombretti, anche se poi uso sempre lo stesso.
Colori in quantità.
Lettere a mio fratello Theo, di Vincent Van Gogh.
Tornare a fare collage con le lettere ritagliate dai giornali e regalarli.
Saper disegnare.
Mio marito oberato di lavoro (e di soldi).
Il mio amico direttore di un giornale.
Un ufficio stampa di quelli che ti divertono.
Un’idea in cui perdermi.
Una vacanza diversa. Che sia vacanza.
Consapevolezza per tutti.
La gente per strada che cammini a testa alta, ti guardi e ti sorrida. E magari ti dia anche il buongiorno.
Passeggiare al centro storico come durante la Notte d’Arte di qualche settimana fa.
Scampia libera.
Una borsa bordeaux.
Più attenzione alle esigenze e ai problemi delle donne.
Una bottiglia di cognac.
Bicchieri da vino rosso. Li ho rotti tutti (che metto a tavola, domani?).
Una spilla di lana colorata.
Un regalo che mi faccia dire: “diamine, l’ha scelto proprio per me!”.
Tovaglie nuove. E lenzuola. E asciugamani.
Pensieri felici come nell’isola di Peter Pan.
Bambini felici in tutto il mondo.
Una lettera. Mia.
Lenti a contatto nuove.
Un paio di occhiali da vista nuovi.
Vabbè, pure un paio di occhiali da sole, nuovi.
Risposte.
Mio figlio un po’ più tranquillo.
Una casa nuova per mia madre.
Una casa con una vetrata che affaccia direttamente sul mare.
Una giornata di movimenti liberi, per 24 ore.
Il mare in tempesta.
Complicità.
Empatia.
Rabbia (ma positiva).
Avere soldi e tempo per fare milioni di regali a tutti.
Un tablet.
Desideri per tutti, perché se non desideri niente muori.
Respiri e sospiri.
Emozioni.
Guardare da dentro i meccanismi che non conosco.
Stare per qualche ora nella testa della gente.
Intrufolarmi senza essere vista.
Sorprendermi.
Conoscermi.
Suggerimenti e spunti.
Condivisioni.
In fondo, a parte una cosa di soldi, niente più di quello che già ho.
Buon Natale, Linkiesta. E grazie. Non facevo una letterina così da almeno dieci anni. Da ricordare!

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