Mambo
24 Dicembre Dic 2012 1109 24 dicembre 2012

Rigore ed Europa: le parole di Monti che devono far riflettere anche il Pd

Se separiamo i fatti dalle opinioni, dico subito che è una mia opinione la preferenza per Bersani e il Pd, è un fatto che Monti sia il traghettatore della politica italiana che può portarci fuori dal berlusconismo. La conferenza stampa di ieri è stata, lo ribadisco, molto italian style perché ha detto e non detto, è stata supponente e provvidenziale, insomma tutto il contrario della schiettezza, anche retorica, a cui ci hanno abituato le discese in campo delle grandi democrazie.

Detto questo, Monti ha demolito con puntigliosa scientificità Berlusconi, la sua cultura, i suoi ministri. Le battute sul Cavaliere, Tremonti e Brunetta andrebbero incorniciate perché rappresentano la sigla finale per una compagnia di ventura che ha usurpato i termini “moderato” e “liberale”. Monti ha riconsegnato questi soggetti al loro alveo naturale che è il populismo di destra. Ha detto più Monti in una ora e mezza che tutti gli articoli pubblicati dal “Fatto” in questi anni. Monti meglio di Travaglio.

Molti continueranno a votare Berlusconi ma dovranno farlo d’ora in poi con una più limpida dichiarazione di appartenenza al campo della destra. Monti ha così sospinto Berlusconi e i suoi là dove è giusto che siano. La sinistra può irritarsi per la discesa in campo di Monti, e io ho dato voce a questo sentimento: non può a mente fredda non considerare questo dato di fatto che rimette le cose al loro posto.

Monti ha fatto anche un’altra operazione di verità che tanta propaganda, questa volta di sinistra, cerca di nascondere. È sicuramente vero che non esiste una sola politica europea e che c’è una soluzione socialdemocratica oltre la Merkel. È un dato di fatto che tuttora, pur essendoci un nuovo leader francese, questa non è pervenuta. Monti ha detto che i fondamentali di una politica di rigore in Europa sono irrevocabili e che qualunque ipotesi di crescita può essere ipotizzata entro economia più sane. Bersani, che chiede giustamente più equità e più lavoro, non può sfuggire a questo impegno.

Siamo di fronte a una partita che solo i demagoghi o i sognatori possono ignorare. Il destino dell’Italia è indissolubilmente legato alla possibilità che l’Europa nasca davvero, che diventi una economia forte, che sia più integrata. In questo senso Monti ha ragione quando respinge l’accusa che per essere moderati bisogna essere conservatori. Oggi chi vuole riformismo e moderazione, brodo di cultura per chi è stato nel Pci, deve osare qualcosa di più, deve guardare oltre i propri confini culturali. Insomma Europa e seppellimento dell’equivoco berlusconiano sono i due capisaldi del montismo. Non è poco.

Nessuno sa che successo potranno avere le liste di centro che si vanno componendo. Molto dipende anche dalla percezione che gli elettori avranno di Monti statista, se lo immaginano come un dispensatore di tasse e sacrifici, le liste montiane non andranno lontano. Se lo immagineranno come statista avranno successo. Monti però ha molto piombo nelle ali, sono quei leader antichi che cercano di salvarsi sotto il suo mantello. Per fare un discorso nuovo occorrono facce nuove. Non se ne vedono.

Quando il mio amico Andrea Romano, direttore della Fondazione montezemoliana, si augura, e crede che ci sarà, una valanga montiana, non deve dimenticare che la politica marcia sulle gambe delle persone concrete e molte di loro sono state in tutte le stagioni. Se non vi piace il rosso antico, figurarsi il rosé, il bianco e il quasi nero. 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook