Che tempio fa
25 Dicembre Dic 2012 1744 25 dicembre 2012

Cara Chiesa, l'unico principio non negoziabile è il dialogo con le persone. Lettera di Natale di 11 preti del Triveneto

Le lettere di Natale, di solito, cominciano con il tradizionale “Caro Babbo Natale”, sono piene di buoni propositi per l’anno che verrà e chiedono in cambio qualche dono.
È invece molto diversa la Lettera di Natale di 11 preti del Triveneto, fra cui don Albino Bizzotto dei Beati i costruttori di pace e don Pierluigi Di Piazza del Centro Balducci di Zugliano (Ud), principale animatore dell’iniziativa: contiene una forte critica alla politica antisociale del governo Monti e alle pretese delle gerarchie ecclesiastiche di voler imporre per legge i valori cattolici proclamati «non negoziabili», e alla Chiesa chiede di cambiare nel profondo, di schierarsi senza esitazioni ed incertezze dalla parte degli oppressi, dei poveri e degli emarginati, di demolire i muri e abbassare i ponti levatoi che la separano dalla storia e di aprire le porte ai divorziati, agli omosessuali, al sacerdozio femminile, ai preti sposati. Potrebbe sembrare una lettera eversiva, in realtà, a giudizio degli 11 – «un piccolo gruppo di preti impegnati in parrocchia, in carcere, sulla strada, nell’accoglienza dei poveri e degli stranieri, per la giustizia e la pace» –, è semplicemente evangelica.


«La crisi economica, causata da una finanza autoreferenziale e senza etica, provoca ricadute drammatiche sulla vita delle persone, delle famiglie» e di interi popoli, «in nome del primato del mercato», scrivono i preti. «La causa è strutturale ed esige un’altra visione del mondo, un’economia di giustizia e di uguaglianza reali». Invece «i tagli operati nel nostro Paese non hanno riguardato denaro e immobili dei ricchi né i cacciabombardieri F-35, ma scuola, sanità e welfare», e hanno colpito «fasce di popolazione già deboli e in difficoltà». Troppo spesso «la giustizia viene pronunciata con solennità da chi la calpesta» e «le dichiarazioni di pace coprono azioni di guerra». La «crisi della politica» è diffusa, aggiungono, riguarda «i contenuti, la rappresentatività, i metodi» e spesso «si concretizza in un apparato di privilegi separato dalla società, in modalità, linguaggio e comportamenti troppo spesso offensivi della dignità, del lavoro, delle fatiche, dell’onestà dei cittadini».

Dai mali della politica, ai peccati della Chiesa, «a cui con convinzione e consapevolezza critica apparteniamo come preti»: il matrimonio di interessi con alcuni partiti e l’arroccamento nel fortino dei princìpi. È evidente, denunciano, «la pretesa impropria di una parte politica che afferma di rappresentare e di difendere i valori cattolici con l’approvazione della gerarchia della Chiesa, mentre manifesta convinzioni, atteggiamenti, comportamenti riguardo al neoliberismo, ai privilegi, alla guerra, all’immigrazione, contrastanti il messaggio del Vangelo con evidenze di corruzione e immoralità». Il “sogno” degli 11 religiosi – che dichiarano di sentirsi «uniti» a tutti quei movimenti per la riforma delle strutture ecclesiastiche che negli ultimi mesi, a partire dall’Austria dove oltre 300 parroci hanno firmato un “Appello alla disobbedienza” subito sottolineato in rosso dal papa, si sono diffusi in tutta Europa ma assai poco in Italia – è quello di una Chiesa «dal volto evangelicamente più umano», che riprenda in mano i fili spezzati del Concilio Vaticano II: il dialogo con le altre religioni, le altre Chiese e le altre culture, l’impegno «a ritrovare una comunione reale con i divorziati e risposati» e «a valutare presenza e partecipazione nella comunità ecclesiale di omosessuali, eterosessuali, transessuali», la capacità «di interrogarsi responsabilmente sul sacerdozio alle donne, sul celibato dei preti, sull’ordinazione di uomini sposati».

Ed è l’idea stessa dei «princìpi non negoziabili», sempre più spesso usati dalle gerarchie ecclesiastiche sul terreno politico per dividere i “buoni” dai “cattivi” ad essere contestata dagli 11 preti autori della lettera. La Chiesa, scrivono, non deve considerare nessun valore «non negoziabile», ma deve reputare «fondamentale ascoltare, e quindi dialogare, con le persone sulle loro storie di vita; l’esperienza di una Chiesa povera e abitata dai poveri, liberata dall’abbraccio mortale con il potere economico, politico, militare, mediatico. Di una simile Chiesa c’è bisogno in ogni momento della storia».

La conclusione è nel segno della speranza. «Ci pare di scorgere in noi preti frmatari e in tante persone l’esigenza profonda, irrinunciabile di un risveglio culturale ed etico, politico e spirituale per una nuova visione del mondo», scrivono. «Anche nella complessità e nella crisi individuiamo i segni che ci incoraggiano. Non arrendiamoci dunque, ma disponiamoci a rendere ragione con la vita della speranza che è in noi per un mondo nuovo e una Chiesa del Vangelo».

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