Da mamma a mamma: Take it Easybaby!
26 Dicembre Dic 2012 2340 26 dicembre 2012

Perché io valgo. Toglietemi tutto ma non i miei capelli

Incomprensibilmente per gli uomini, il parrucchiere è per ogni donna molto, molto di più di un banale acconciatore di peli.

I capelli sono per ogni donna parte indissolubile della propria persona e del proprio essere femmina.
Andare dal parrucchiere poi, va al di là del vero motivo per cui ci si va: non solo nuovi tagli e colori ma un momento, a volte il solo, che ci si concede in un mese, dedicato a noi stesse, un piccolo angolo di paradiso, sospeso nel tempo, in cui entriamo brutte e da cui usciamo ricaricate, belle…o almeno così dovrebbe essere…

Poco importa se tutti i nostri boccoli, arrotolati uno ad uno su un ferro incandescente, per due ore consecutive, si ammosceranno appena varcata la portiera della nostra Panda, che in inverno raggiunge un tasso di umidità pari solo a quello della foresta pluviale.
Non importa se gli shatush su di noi non portano nessuna ventata d’oriente e ci fanno sembrare solo la zia Piera dopo quattro mesi che non fa la tinta biondo Carrà delle buste del supermercato: ciò che conta è la magia del salone, gli attimi tutti per noi, il rumore soffice dei phon in sottofondo…

Il risultato quasi non conta eh?! Dite?! Mmmmmm…Sicure?!

In effetti credevo che per me non contasse troppo fino a prima della settimana scorsa, prima di un “banale” incidente che mi ha ridotto in pochi minuti nella brutta copia sciroccata di Lady Gaga.
Mi sono riscoperta femminissima, ritrovando in un secondo il vero motivo per cui tutte noi andiamo dal parrucchiere: essere più belle! O quantomeno nella norma!
“I figli, il lavoro, la casa, la spesa…ok..ma i capelli no!”.
Uscendo senza pagare dal parrucchiere, coprendomi i capelli bagnati con le mani e le lacrime agli occhi, vi confesso che ho pensato proprio a questo.
Sì, lo ammetto, ho pianto per il colore dei capelli.
Superficiale? Donna.
Esagerata? Avreste dovuto vedermi.
Subito dopo sono dovuta andare a prendere i miei figli esponendomi al pubblico ludibrio con metà testa arancione e metà giallo banana. Visti i capelli ancora bagnati, gli occhi arrossati dal pianto e la scelta di colori da ragazza interrotta, credo di aver dato alle altre mamme materia per spettegolare per i prossimi due anni.
Perfino mio marito che, devo dargliene atto, cerca sempre tatticamente solo parole gentili da rivolgermi dopo una giornata fuori casa, quella sera non è riuscito a trattenere un enigmatico: “Sembri un leone…”.

Che tradotto significa: “Tesoro mio, fai qualcosa, sei al di là del bene e del male”.
Anche se ho sempre un diavolo per ognuno di loro, ho capito di non essere pronta a rinunciare anche ai capelli.
Sansone docet: forse la forza che ognuno di noi ha è merito anche in piccola parte di quella che riesce a trarre dall’immagine che ha di sé.
Ho provato ad aspettare, non ce l’ho fatta: il giorno dopo sono tornata me stessa (da un altro parrucchiere).

Twitter: @chiarafornari
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