Alessandro Da Rold
Portineria Milano
31 Dicembre Dic 2012 1412 31 dicembre 2012

Ambrosoli e la grana Di Pietro in Lombardia: pochi voti e sta con Ingroia

Umberto Ambrosoli, candidato per il centrosinistra in regione Lombardia, ha un problema chiamato Antonio Di Pietro. L’ex pm di Mani Pulite, leader del partito Italia dei Valori ormai allo sbando tra scandali e investimenti immobiliari, sta provando in tutti i modi a sopravvivere nella Terza Repubblica. I sondaggi lo danno all’1%, segno dei tempi che furono. Ma nelle ultime settimane Tonino si è messo in testa di salvare il salvabile. Prima si è proposto come candidato governatore, poi ha iniziato a dialogare con l’avvocato sostenuto dal Partito Democratico.

In Lombardia il gruppo di ex consiglieri regionali è al lumicino. C’è Stefano Zamponi, ex Dc, che in questi anni ha dato del filo da torcere al governatore Roberto Formigoni. Da qui la richiesta di ritagliarsi un posto nella coalizione a sostegno di Ambrosoli. Ma la situazione è fluida. Perché le altre anime della sinistra hanno iniziato a scaldarsi per avere più spazio. E soprattutto perché il leader dell’Idv a livello nazionale ha deciso di appoggiare Antonio Ingroia, il magistrato della procura di Palermo ancora in aspettativa.

E così ecco il risultato. L'Idv sosterrà Ingroia e costituirà uno dei pilastri di "Rivoluzione civile", lista che sosterrà l'ex pm. «Una rivoluzione che non facciamo con il mattarello, ma con l'esercizio del diritto di voto», ha detto Di Pietro, spiegando che il pm Ingroia «ha dimostrato di saper fare il suo dovere con la schiena dritta e con un riferimento all'Italia dei Valori che ha avuto il coraggio, l'umiltà e la responsabilità di mettersi insieme a quanti, come noi e con noi, si sono opposti, dentro e fuori il Parlamento - ha detto Di Pietro- a queste politiche del capitalismo medievale che ha ridotto in schiavitù le masse e creato privilegi per pochi eletti». 

Della vicenda non solo non è entusiasta Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, ma neppure il presidente Giorgio Napolitano che stima molto Ambrosoli, ma che vede Ingroia come fumo negli occhi. In sostanza, l'alleanza con Tonino potrebbe costare cara al giovane avvocato, che di vedersi vicino ai pm di Palermo non ne ha la minima voglia. Ma la situazione è questa. E Di Pietro resta sempre Di Pietro. Anche se ex socialisti e vecchi democristiani hanno deciso di sostenere proprio Ambrosoli. 

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