Simone Paoli
Actarus
31 Dicembre Dic 2012 1131 31 dicembre 2012

La mia agenda per un Green New Deal

Come promesso, visto che tutti scrivono agende o manifesti, ma soprattutto perché come ho già scritto non mi piace solo criticare, vorrei sottoporvi alcune proposte concrete che potrebbero fare parte di un ipotetico programma elettorale. Mettetelo in quello che preferite, anzi, è a disposizione di chi lo voglia fare suo.

Piccola nota di lettura: l’articolo potrebbe risultare un pochino pesante. Ho evidenziato in neretto alcuni concetti, in maniera tale che volendo potete velocizzare la lettura, per poi approfondire se e quando avrete voglia.

Come articolerei un programma sulle tematiche ambientali ed energetiche? Fermo restando che voglio anch’io la pace nel mondo (quindi vi evito tutta l’introduzione su quanto sia bella e necessaria la green economy, il vivere sani e belli, l’utilizzo dei fondi europei, l’efficienza energetica etc etc), vediamo subito quelle che sarebbero le mie priorità e come realizzarle. Anticipo che le proposte che leggerete sono tutte o a costo o saldo zero per lo stato. Niente incentivi, nessun sussidio. Per gli investimenti ne riparliamo quando ci saranno i soldi, intanto però rimettiamo in moto la baracca con quello che passa il convento. Si può fare, le idee e la buona volontà non mancano nel settore, permettiamo loro di esprimersi.

La mia vision è quella di un cambio culturale. La Green Economy deve essere lo strumento per un profondo mutamento del modo di utilizzare le risorse che abbiamo a disposizione, il tutto con un approccio pragmatico, industriale e innovativo. Con questo approccio tutti i settori vengono coinvolti, e si potrebbe parlare di New Deal Green.

Premessa di tutto, la semplificazione delle norme e delle procedure che regolano l’ottenimento delle autorizzazioni. Fermo restando che si sconfina nel diritto amministrativo, in concreto si potrebbero proporre:

  • Nell’ambito dei procedimenti autorizzativi, vanno individuati in maniera univoca a livello nazionale quali enti interpellare in numero e tipologia (uno solo per l’aria, uno solo per il suolo etc etc). Eventuali deroghe in aggiunta dovranno essere motivate dal responsabile del procedimento e non essere superiori a 2.
  • I progetti dovranno essere presentati in una sola copia cartacea e in tante copie informatiche quanti sono gli enti coinvolti
  • Le richieste di autorizzazione devono essere senza costi per il proponente
  • Qualora il responsabile del procedimento non rispetti i tempi, dovrà rilasciare una autorizzazione provvisoria al richiedente per poter iniziare l’attività nei tempi previsti, i cui contenuti non potranno essere peggiorati dall’autorizzazione finale.

Ho quindi individuato 5 direttive, che poi si concretizzano in una serie di proposte concrete. Nessuna di queste pretende di essere originale, molte circolano in forme e modalità simili in maniera più o meno organica, ma personale è la scelta e la priorità assegnata. Per una serie completa di proposte vi ricordo il già segnalato http://www.statigenerali.org/consultazione/documenti.

1) ABBASSARE IL COSTO DELL’ENERGIA ED INCREMENTO EFFICIENZA ENERGETICA: il primo obiettivo è quello di mettere in atto tutte le possibili azioni per diminuire il costo dell’energia, che pesa come un macigno sulle famiglie, ma soprattutto sulle aziende. Quanto all’incidenza degli incentivi per le rinnovabili, il governo è già intervenuto con le varie revisioni del conto energia, e su wired.it/partner/energiesenzabugie potete farvi un’idea di cosa stiamo parlando. Nei grafici seguenti (tratti dal sito http://www.autorita.energia.it) potete vedere il mix delle fonti e la dipendenza dall’estero italiana.

Come agire, posto che dipendiamo per l’88,4% dall’estero? E che l’80% di quel che consumiamo sono petrolio e gas? Le misure da prendere devono andare nella direzione di diminuire tale dipendenza e quindi ridurre l’utilizzo di petrolio e gas estero, a vantaggio di energia elettrica prodotta in Italia. Premetto che anche il Piano Energetico Nazionale presentato nei mesi scorsi si propone questo obiettivo, ed alcune delle misure proposte mi trovano concorde. (Se volete letture interessanti su pregi e limiti: http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/osservazioni-di-legambiente-strategia-energetica-nazionale, http://www.fermareildeclino.it/sites/fermareildeclino.it/files/users/fabio.lazzari/documento_fermareildeclino_energia.pdf). Quando poi sarà possibile programmare investimenti consistenti lo sviluppo della rete e dei sistemi di accumulo, potranno consentire di sfruttare appieno i picchi di produzione di energia da fonti rinnovabili, in particolare solare ed eolico, trasformando l’Italia potenzialmente in un esportatore di energia, o dismettendo al momento opportuno centrali obsolete senza sostituirle. Il tutto nell’ottica di abbassare le emissioni di CO2, come previsto per esempio dall’Energy Roadmap 2050 dell’Unione Europea (qui un ottimo commento: http://www.italiafutura.it/dettaglio/115349/energy_roadmap_2050_rimediare_alle_anomalie_del_sistema_energetico_italiano) , passando a livello europeo da poco più del 20% attuale sino a quasi il 40% dei consumi di energia coperti da energia elettrica. Ad oggi propongo:

a. ADOZIONE DEL REGOLAMENTO CASACLIMA A LIVELLO NAZIONALE: ridurre drasticamente il consumo per riscaldamento degli edifici è assolutamente prioritario, e con costi contenuti (tenete conto che si parla di ca un +10% di costi di costruzione, destinati a calare su larghissima scala), ma con vantaggi non solo in termini di bolletta energetica, ma anche (forse soprattutto) di qualità dell’aria e creazione di figure professionali qualificate. L’adozione del regolamento può essere immediato (e a costo zero) per i nuovi edifici, mentre per le ristrutturazioni si possono definire degli standard in base alla tipologia di edificio da ristrutturare. La media nazionale di consumo è stimata intorno ai 12-14 litri di gasolio (equivalenti a 12-14 metri cubi di gas) per mq negli edifici esistenti. Uno standard casaclima B ne richiede massimo 50. (vedi figura)

Significherebbe ridurre del 60% ca il fabbisogno nazionale. Vedere per approfondire http://www.agenziacasaclima.it/it/casaclima/1-0.html

b. FAVORIRE AUTOELETTRICHE/IBRIDE: questo punto può stare anche al punto 4, ma voglio spiegare in che senso sta bene qui, in sinergia col punto 5. La proposta è quella di rimodulare l’IVA (quindi costo zero per lo stato) in maniera tale da penalizzare vetture tradizionali a benzina/gasolio e favorire ibride ed elettriche. Questo andrebbe anche ad assorbire eventuali surplus di energia elettrica prodotti in maniera concentrata dalle rinnovabili (specie fotovoltaico) con incontro di domanda ed offerta

c. OBBLIGO DI AFFIDAMENTO ILLUMINAZIONE PUBBLICA A ESCO: in tal modo si otterrebbero sia risparmi di energia (ad esempio con tecnologie a led si possono ottenere risparmi ampiamente superiori al 50%), sia per i bilanci degli enti pubblici, sia si otterrebbero nuovi investimenti. Per approfondire: http://www.progettolumiere.enea.it/

2) CICLO INTEGRATO DEI RIFIUTI In Italia la gestione del ciclo integrato dei rifiuti è ampiamente deficitario. Il settore va innanzitutto liberalizzato, a partire dalla privatizzazione delle municipalizzate. Qui tuttavia mi concentrerò su proposte più tecniche, valide in ogni condizione di mercato.

a. RIDUZIONE DEI RIFIUTI ALL’ORIGINE: norme stringenti su design dei prodotti e imballaggio. Aumento delle tariffe per lo smaltimento degli imballaggi, da utilizzare per diminuire i costi delle raccolte differenziate, a parità di gettito complessivo.

b. FAVORIRE IL RICICLAGGIO: continuare sulla linea tracciata dal Ministro Clini, garantendo il rientro di materie prime secondarie nel tessuto industriale, definendone le caratteristiche di qualità richieste a condizioni di mercato. Aumentare le percentuali di raccolta differenziata, incrementando i costi di conferimento in discarica, con il ricavato da utilizzare per diminuire i costi delle raccolte differenziate.

c. LIBERALIZZAZIONE RIFIUTI URBANI: oggi i rifiuti urbani sono bacinizzati, e non possono uscire dalla provincia/ambito territoriale. Onde evitare situazioni assurde, va liberalizzata la circolazione, perché i rifiuti di Napoli anziché in Olanda finiscano in Italia in termovalorizzatori oggi in carenza di rifiuti. La situazione non è ovviamente quella ideale, ma perché regalare soldi all’estero?

3) CURA DEL TERRITORIO: questo è un settore molto delicato, perché richiede grandi investimenti, ma certamente i danni e i guai provocati sono evidenti in caso di alluvioni, frane, terremoti o situazioni limite di inquinamento come Marghera o Taranto. Inoltre il settore è strettamente legato a immobiliare e industria, entrambi non proprio in grande spolvero. Fondamentale sarà quindi un piano di manutenzione con i relativi investimenti, ma intanto si può fare qualcosa? Io propongo:

a. ACCELERARE LE BONIFICHE E IL RECUPERO DEI SITI CONTAMINATI: ove possibile, chi si accollerà queste attività potrà scalare l’importo sostenuto per queste attività come credito d’imposta in uno o più anni a seconda del valore dei lavori. In questo modo si potrà favorire la ripartenza del settore, individuando un limite annuo congruo (1 Miliardo di €)

b. FAVORIRE L’OCCUPAZIONE GIOVANILE IN TERRENI AGRICOLI NON UTILIZZATI: poiché attualmente risulta non utilizzato suolo agricolo per quasi 5 Milioni di ettari, si può destinare questo territorio, oggi non utilizzato, ad attività legate alla green economy per giovani, con condizioni agevolate (ad esempio per under 35, costo zero per inizio attività, e tassazione a salire nei primi 5 anni partendo dal 5% per arrivare a regime). Tali attività possono essere le più varie, dall’agricoltura di qualità, alla produzione di energia da fonti rinnovabile, alla produzione di biocombustibili.

c. ATTUARE UN PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE DELLE CITTÀ: le nostre città sono il cuore del nostro essere italiani. Ma spesso oggi sono invivibili. Necessitano una messa a punto. Ogni città entro un anno dovrà definire un piano per la mobilità, un piano di riduzione dei consumi energetici, un piano di riqualificazione dell’edilizia pubblica. Il tutto nell’ottica di rendere le nostre città delle “Smart cities”. Gli esempi non mancano, e vanno attivati piani di project financing con ESCO e finanziamenti europei.

4) MOBILITA’ SOSTENIBILE: la cornice in cui muoversi è quella della progressiva elettrificazione dei sistemi di trasporto, sia pubblico che privato. Grande deve essere lo sforzo per razionalizzare il traffico e possibilmente diminuirlo. I centri storici devono essere restituiti all’utilizzo delle persone, trasformandoli in comodi ed accoglienti “centri commerciali” a cielo aperto. Per approfondire http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/proposte-aci-e-legambiente-la-mobilita-sostenibile

a. POTENZIARE IL TRASPORTO LOCALE E REGIONALE: serve la liberalizzazione di questo mercato. Separare la gestione della rete dai vettori per quanto concerne le ferrovie, consentire al privato di entrare nel mercato del trasporto locale in concorrenza con le municipalizzate.

b. PIANI DI MOBILITA’ NEI COMUNI CON PIU’ DI 15.000 ABITANTI: Ogni città entro un anno deve predisporre un piano mobilità, ed entro 3 anni realizzarlo, pena il commissariamento del Comune. Detto piano deve prevedere pedonalizzazione dei centri storici, parcheggi adeguati, piste ciclabili e mezzi di trasporto collettivo adeguati.

c. COMMERCIALIZZAZIONE AUTO VELOCITA’ MAX 170 KM/H: a che serve avere macchine che possono andare a 230 km/h quando i limiti sono a 130? Limitiamo la velocità massima, con evidenti risparmi in termini di consumi, incidenti stradali e conseguenti costi sanitari. Per chi vuole correre ci sono le piste. Questo inoltre favorirebbe l’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi.

5) SVILUPPO RINNOVABILI: il settore deve essere in grado di uscire il più velocemente possibile dall’ottica dei sussidi, che devono essere man mano diminuiti e finalizzati al solo sviluppo di tecnologie innovative. I futuri investimenti pubblici devono essere invece dedicati alla realizzazione delle “smart grid”, in grado di gestire al meglio la generazione diffusa tipica delle rinnovabili.

a. ACCESSO AGLI INCENTIVI PIU’ SEMPLICE E CHIARO E FINALIZZATI ALL’INNOVAZIONE: gli incentivi devo mirare non alla speculazione, ma all’innovazione, e quindi premiare le tecnologie con rendimenti più efficienti, per giungere il prima possibile alla grid parity. Inoltre nell’ottica del consumatore finale, IVA ed altre forme di tassazione su elettrodomestici, mezzi di trasporto ed ogni altro dispositivo “energivoro” devono essere rimodulati in funzione del consumo di energia dello stesso (a parità di gettito fiscale complessivo previsto). Le modalità di erogazione gestite dal GSE devono essere pesantemente sburocratizzate e semplificate.

b. INCREMENTO DELLA GENERAZIONE DISTRIBUITA: la generazione distribuita può aiutare le aziende e le famiglie a diminuire i costi energetici, ed al contempo essere un volano per l’economia. In tal senso andrebbe ripristinata la possibilità di poter usufruire dello scambio sul posto che gli ultimi decreti hanno escluso, data la possibilità di produrre energia in un luogo e consumarla in un altro pagando solo i costi di vettoriamento, ridurre al minimo la burocrazia per questo tipo di installazioni.

c. RILANCIARE LA FILIERA DELLE BIOMASSE tesa a valorizzare l’uso sostenibile delle risorse locali, ponendo freno a importazioni ambientalmente non controllate e non sostenibili. L’Italia è fra i primi importatore mondiali di legno per usi industriali e termici e utilizza appena un terzo della sua disponibilità annua di biomassa. Siamo o non siamo ricchi di forestali? Utilizziamoli.

Conclusione: vi ho esposto un potenziale programma sui temi dell'ambiente e della Green Economy. Ho individuato le direttive su cui muoversi, ed alcune proposte immediatamente applicabili. Ho anche citato alcuni lavori che ritengo possano essere utili a capire le possibilità che il settore offre. Non vuole e non può essere esaustivo, ma spero di essere riuscito a far comprendere come ritengo ci si debba muovere.

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