La finestra a quattro vetri
1 Gennaio Gen 2013 1059 01 gennaio 2013

L'essenza del vecchio e del nuovo vetro per un continuum.

Anche se tutti credono di tirare le somme, sostanzialmente aprono solo le porte al dimenticatoio verso tutti quegli eventi che non riescono a digerire facilmente e verso i quali invece, basterebbe solo una maggiore analisi introspettiva.

Gramsci diceva che:

"Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi. È un torto in genere delle date."

Il doppio vetro questa volta vuole proprio parafrasare questo continuum: non una ciclicità, ma se vogliamo un divenire imposto da noi stessi. Comunemente si dice che gli artefici del nostro destino siamo noi stessi, dunque siamo noi le scelte pensanti del nostro destino, e allora perchè celebrare e brindare volendo dimenticare semmai solo gli eventi negativi?

Questa volta il doppio vetro brinda al futuro che fluisce.

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