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3 Gennaio Gen 2013 1659 03 gennaio 2013

Il Corvo 2.0 sorvola Palermo quando Grasso lascia la Dna: ma la competenza è a Caltanissetta

Ci risiamo. Per gli amanti del genere rosa-noir rispunta un corvo che invia un “esposto”, non in procura ma a casa del Pm Di Matteo. La missiva è datata 18 settembre ma i Pm palermitani se la tengono nei cassetti per quasi quattro mesi. Perché viene fuori via Repubblica proprio adesso? Perchè Palermo si tiene l'indagine quando anche una matricola di giurisprudenza sa che la competenza sta altrove: a Caltanissetta (e non solo). Tempismo o coincidenze? Proprio quando Grasso lascia la Dna senza peraltro aver mai avuto quelle “carte”...

Il rosa-noir palermitano comincia ad essere prevedibile. Poteva mancare un Corvo 2.0 per tenere viva l'attenzione sui veleni palermitani, mettere un po' di confusione su alcuni processi preliminari in corso (Gup Morosini) e attualizzare in piena campagna elettorale la storia della trattativa? Evidentemente, come cliché vuole, no. Stavolta non ci è arrivato il Fatto ma Repubblica: con un "quattro mani" Bolzoni-Palazzolo. Intanto già per qualcuno del “network” parte comunque l'eccitazione e sembra prefigurare all'orizzonte un altro rosa-noir a puntate destinato a trascinarsi. La storia degli anonimi a Palermo è in fondo un dejavu: un po' meno scontato il tempismo del Corvo 2.0, però.

Il procuratore capo di Palermo Messineo ha già assegnato la delega d'indagine alla polizia giudiziaria dopo che i Pm per ben quasi quattro mesi si sono tenuti la notizia delle minacce a loro carico in gran segreto o, se meglio preferite con un termine “evergreen”, nei cassetti. C'è subito una cosa evidente che balza agli occhi anche non solo ad una qualsiasi matricola di giurisprudenza. Se tanto-ci-da'-tanto, essendo i Pm parte lesa, la procura di competenza sta a Caltanissetta e non dentro i confini della Corte D'Appello di Palermo. Non solo Caltanissetta, tuttavia, potrebbe essere competente.

Lo scoop di Repubblica, che contempla infatti anche il ruolo di una non meglio identificata “centrale romana” citata dal Corvo, potrebbe pure portare uno stralcio per competenza anche a Roma dove il procuratore capo è Pignatone, capo della requirente romana e molto vicino a Grasso. Tutto si giocherà secondo la formulazione dell'ipotesi di reato piu pesante “per attrazione” e comunque questa sarà l'ennesima storia di stracci che voleranno tra procure, di scontro di competenze che saranno al vaglio di Csm e Cassazione e modus operandi contrapposti. Intanto un organo preposto a dirimere e coordinare in prima battuta queste competenze, benchè non sia stato proprio-proprio creato come voleva Falcone, esiste: ed è la Dna. La Procura Nazionale Antimafia che ora, dopo l'uscita di Grasso, è senza un capo.

Tempismo o fatalità delle coincidenze? Giriamola come vogliamo ma la questione non è di poco conto. La procura di Palermo si “tiene” la cosa per quattro mesi e spunta fuori proprio adesso a mezzo stampa: un giorno dopo che Grasso lascia il vertice della Dna dopo aver accettato la candidatura con il Pd e abbandonato l'Ordine Giudiziario. Quattro mesi in cui – peraltro - Grasso non ha mai avuto la missiva del Corvo 2.0, anche quando era in carica come capo della Procura Nazionale Antimafia.

Chi dovrà ora dirimere le questioni di competenza e coordinamento? In realtà la struttura della Dna non ha per niente le stesse caratteristiche di un normale ufficio di procura, con tanto di vice e “aggiunti”. Per come è stata configurata dal legislatore, la direzione dell'ufficio è sempre stata iper verticistica. L'unico incarico direttivo - ricorda Grasso - ce l'ha il Procuratore Nazionale Antimafia e basta “perché così voleva anche Falcone: anche per scegliersi gli uomini più fidati” senza che uno statino burocratico del Csm possa attribuire (e imporre) incarichi direttivi come vice a nessuno dei magistrati applicati alla Dna. In parole semplici: i Pm in servizio alla Procura Antimafia sono semplici sostituti.

Il problema del posto vacante al vertice della Dna post-Grasso, quanto dei suoi poteri effettivi, resta però. Ci sarebbero delle circolari emanate dal Csm in tal senso che lascerebbero le “facenti funzioni” al sostituto più anziano sul cui nome non saranno inevitabili le polemiche: Giusto Sciacchitano. Il facente funzioni, ha riempito la cronaca giudiziaria di vicende poco brillanti e problematiche che lo hanno visto protagonista, dai tempi del procuratore Gaetano Costa ucciso dalla Mafia nell'80 a Palermo, fino ai giorni nostri con addentellati che lo hanno chiamato in causa insieme a Ciancimino jr ma che - occorre ribadirlo - non hanno mai avuto uno sbocco giudiziario e hanno visto Sciacchitano destinatario di archiviazioni chieste e ottenute a suo carico.

Questa storia del Corvo 2.0, che come da copione rispunta nel genere rosa noir di Palermo, comunque non convince granché nei suoi contenuti patchwork e qualcuno dei protagonisti si affida al sarcasmo. Il generale Mori che al suo legale - l'avvocato Basilio Milio, difensore al processo sulla c.d. trattativa - avrebbe ironicamente confidato: “ha letto La Repubblica stamattina? E' tutto chiaro, l'anonimo ha capito tutto!”. Tuttavia, oltre al sarcasmo, ora non sono in pochi a pensare come dietro questa storia della missiva anonima già chiamata “protocollo fantasma”, sia destinata a mettere un po' di confusione anche dentro le aule: a cominciare dall'udienza preliminare in corso di svolgimento davanti al Gup Piergiorgio Morosini.

A Palermo i preliminari sono sempre lunghi. Se fosse un coup de théâtre per allungare il brodo, di strategie dilatorie all'interno dei processi, mica se ne intende solo Berlusconi. In fondo siamo sempre all'esame comparativo tra fotocopia e originale della fotocopia: non solo e necessariamente dal punto di vista inquirente e investigativo. C'è chi si assenta per andare in Messico, chi in Guatemala.

Twitter: @scandura

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