Gesellschaft
3 Gennaio Gen 2013 1056 03 gennaio 2013

La campagna elettorale di Monti: silenziare

Sin dalla sua nomina a Senatore a vita ho sempre osservato con molta interesse la comunicazione politica ed istituzionale di Mario Monti. E non sono di certo stato l'unico. Giovanna Cosenza ad esempio l'ha definita una "comunicazione elitaria", dovuta ad un bisogno di parlare all’élite politico-mediatica internazionale, più che ai cittadini e alle cittadine italiane. Ma, come si chiede la stessa Cosenza, quanto potrebbe funzionare una comunicazione che parla poco ai cittadini e molto alle élite in una campagna elettorale?
Stamattina Mario Monti ha dato la sua risposta, che può essere sintetizzata in un solo verbo: silenziare.

silenziare
[si-len-zià-re]
(silènzio, -zi, silènziano; silenziànte; silenziàto)
v. tr.
1 MIL Ridurre al silenzio, rendere inefficiente un'attività

Alla trasmissione Uno Mattina il premier uscente ha dichiarato "Bersani dovrebbe silenziare un po' la parte più estrema del suo movimento", con chiaro riferimento a Stefano Fassina e Mario Orfini.
Il verbo "silenziare" mi ha fatto girare di colpo il capo verso la tv facendomi subito pensare che qualcosa nella comunicazione di Mario Monti è cambiata radicalmente. Non più la scelta accurata di termini moderati e poco aggressivi, tantomeno i sarcasmi diretti alle provocazioni politiche, ma un sistema di metacomunicazione da leader che concepisce la politica in maniera personale.
Il termine "silenziare" però ha qualcosa di inquietante, che rimanda all'oscuramento, alla censura, al "mettere a tacere" e che - con tutta la stima per il senatore - rimanda ad altre tipologie di linguaggi, che fanno parte di altre forme di organizzazione, e certo non ad un gruppo che si candida al Parlamento ed ha ambizioni governative.
Mario Monti ha dunque cambiato marcia e posso dire con sicurezza che sarà la vera sorpresa di questa campagna elettorale. Ad ora ha già dato prova di saper occupare la scena con poche parole, facendo subito capire di trovarsi a suo agio in campagna elettorale.

E pensare che, soprattutto nelle prime fasi del suo governo, avevamo descritto e sottolineato che la Terza Repubblica era cominciata attraverso una profonda trasformazione del linguaggio politico, del quale Monti era il più autorevole esponente.
A quanto pare, avevamo parlato troppo presto.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook