Città invisibili
3 Gennaio Gen 2013 0945 03 gennaio 2013

Vanno riutilizzate anche le ferrovie abbandonate. Come potrebbe accadere alla Sicignano-Lagonegro

Mentre il Piano città lanciato dal Governo promette una serie impressionante di interventi, a scale differenti, in vari centri italiani, il tema della rigenerazione urbana da tempo praticato da diversi Laboratori di Urbanistica di tante facoltà di architettura disseminate per il Paese, sembra acquisire uno spazio crescente. Singoli immobili, come più dilatate aree dismesse, in alcuni casi a lungo considerati scarti del passato, divengono nuovi spazi da ri-utilizzare. Da ri-funzionalizzare. Più di rado questi luoghi “inutili” sono costituiti da spazi del territorio che, anche per le loro caratteristiche planimetriche, risulta più difficoltoso far riacquisire all’uso della comunità. Sottrarre al degrado, per così dire, naturale. Dandogli una nuova vita. In questa casistica di tipologie tutt’altro che esigua, trovano posto anche i diversi tratti di ferrovie in abbandono. Sostanzialmente “strisce” di territorio lasciate alla lunga incuria.

Proprio come accade alla Sicignano-Lagonegro. Un tratto di ferrovia della Campania inaugurata nel 1892 e in abbandono dal 1987, anche se mai legalmente abolita. Così ad assicurare i collegamenti tra i centri posti lungo la ferrovia provvede un sistema su gomma. Da quanto si legge assai poco efficiente. Il vecchio tracciato, che attraversa un settore nel quale storia e natura sembrano ingaggiare una gara a chi abbia più da mettere in mostra, rimane lì. Inutile. Tra il parco del Cilento, il Vallo di Diano ed i Monti Alburni.

Ora c’è la possibilità di trasformare quegli spazi. Il gruppo di progettazione [ja]2, in occasione del concorso “Green Boulevards, viali alberati del III millennio”, ha proposto un progetto di riqualificazione del tratto ferroviario e delle infrastrutture connesse alla mobilità su ferro. Progetto premiato dal terzo posto. La proposta di [ja]2 interessante anche per la sua complessità. Per la definizione dei singoli aspetti della riconversione. Innanzitutto il miglioramento infrastrutturale, attraverso un autobus elettrico wireless a carica induttiva che percorra l’originaria sede ferroviaria rifunzionalizzata. Un servizio che ha i suoi terminali da un lato a Salerno, testata dell’asse Ro-Sa e a Sapri. Dall’altro la fascia costiera tirrenica. Con le fermate distribuite sul territorio e tutte nel cuore dei centri urbani. Il sistema di carica induttiva prevede punti di ricarica lungo il percorso, in corrispondenza delle fermate principali. Il costo stimato del nuovo sistema infrastrutturale è di circa 6mln di euro. Ma anche per un secondo aspetto l’operazione mostra il suo interesse. La protezione dell’habitat naturalistico e la sua riqualificazione ambientale attraverso la riconversione del sito della ferrovia dismessa, la creazione di nuovi percorsi naturalistici. Con un costo previsto di 12,5 mln di euro. Contestualmente con la realizzazione di un sistema territoriale di produzione e stoccaggio di energia rinnovabile tramite fotovoltaico, mini-eolico, idroelettrico e pompe di calore. Con un costo di 1,5mil di euro. Un intervento a “zero energia”, dal momento che l’energia necessaria per gli autobus elettrici, l’illuminazione esterna e l’energia elettrica e termica necessaria alle rifunzionalizzate stazioni è autoprodotta da fonti rinnovabili.

Un ulteriore aspetto del progetto riguarda la riqualificazione e trasformazione delle stazioni abbandonate e della sede della ferrovia. In attività economiche produttive quali mercati di prodotti DOCG locali, ostelli, ristoranti, spa, hotel, musei e spazi per la cultura, campeggi, attrezzature sportive. Con un costo complessivo di 5 mln di euro. E’ evidente quanto le nuove attività produttive possono influire positivamente sulla rigenerazione anche economica dei territori e dei centri attraversati dal vecchio tracciato, rivitalizzato. Da un lato generando flussi di cassa e, dall’altro, offrendo nuove opportunità di lavoro sul territorio. Un progetto quello del gruppo [ja]2 che fa della sostenibilità un vero caposaldo. Un obiettivo da perseguire in ogni passaggio dell’operazione. Ed infatti si è provveduto anche ad immaginare le modalità di dismissione della ferrovia. Declinate attraverso la bonifica delle traversine in legno, il loro riutilizzo per elementi di arredo urbano ed il disarmo della linea ferrata con riciclo dell’acciaio o il suo diretto riutilizzo, quando possibile.

Il segno architettonico non risulta invasivo. Si ferma alla monumentalizzazione di alcuni tratti della linea ferroviaria, nei pressi delle stazioni. A parte questo, un progetto nel quale l’innovazione costituisce la risposta al riutilizzo di spazi abbandonati.

Un’occasione importante. Da non lasciar cadere nel vuoto. Un caso da utilizzare come “pilota”. Per rigenerare i tanti tratti ferroviari che rimangono senza vita. Lo stop al consumo del suolo che il ddl presentato dal Ministro dell’Agricoltura Catania aveva prospettato impone di non lasciare che il degrado divenga il naturale esito dell’abbandono. Ridando nuova vita a quel che da tempo non l’ha più.


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