Human Highways
4 Gennaio Gen 2013 1728 04 gennaio 2013

Bersani vince ma (forse, per ora) non convince

A meno di due mesi dalle elezioni politiche il quadro delle candidature e delle alleanze si sta chiarendo in modo definitivo. Rimane ancora da capire se Berlusconi sarà davvero candidato premier, se la Lega aderirà all’invito all’alleanza col PdL e quali saranno le liste che appoggeranno Monti. Dopo le primarie del centrosinistra la situazione si è progressivamente chiarita e oggi è possibile fare delle previsioni più consapevoli sul vincitore delle elezioni e sul prossimo probabile Presidente del Consiglio.
Human Highway ha aggiornato la previsione sul prossimo premier sondando un campione di 1.000 individui maggiorenni prima di Natale. L’approccio metodologico, già presentato in un precedente articolo pubblicato da Linkiesta, non si basa sulla “classica” analisi delle intenzioni di voto ma sulla previsione di chi sarà il nuovo premier, indipendentemente dai giudizi e dall’orientamento politico di chi formula la previsione. E’ un approccio che cerca di oggettivare il tema – sfrondandolo dal vissuto emotivo e valoriale di chi risponde - e chiede una risposta il più possibile realistica agli intervistati.


Rispetto alla rilevazione di novembre, effettuata prima delle primarie del centrosinistra, i nuovi risultati di metà dicembre segnalano cinque novità:

  1. l’aumento della quota di individui che dichiarano di volere esprimere il proprio voto e avere già chiaro per chi votare: dal 28,3% di novembre al 33,2% di dicembre. L’incremento è significativo ma l’incidenza del segmento dei decisi sul totale rimane molto bassa, limitata a un individuo su tre. Il 12,4% degli elettori dichiara che non voterà mentre il 54% degli intervistati non sa se andrà alle urne né, nel caso, per chi voterà;
  2. lo spazio lasciato libero da Renzi è stato occupato da Bersani: lo scorso novembre Renzi era considerato il prossimo probabile premier dal 18% del campione, contro il 27% di Bersani. I 18 punti liberati da Renzi dopo il voto delle Primarie si sono così caricati sul nome di Bersani che, a Dicembre, viene indicato come prossimo premier dal 45% di chi esprime la previsione;
  3. l’annuncio della candidatura di Berlusconi ha rilanciato notevolmente le sue probabilità dal 5,3% di novembre al 21,3% di dicembre. Mentre Berlusconi ha acquisito 16 punti Alfano ne ha persi solo 6, dal 9,1% al 2,7%: il saldo netto dell'operazione per il PdL è positivo (+10 punti);
  4. La probabilità di rivedere Monti come prossimo premier rimane stabile, poco sopra il 20%. C’è però da considerare che Monti non aveva ancora sciolto le proprie riserve al momento dell’esecuzione dell’indagine. Sarà interessante vedere gli effetti delle sue mosse recenti nella prossima rilevazione di gennaio 2013;
  5. Il chiarimento dell’offerta politica si riflette in una maggiore concentrazione delle previsioni sui tre nomi più in vista: mentre Bersani, Berlusconi e Monti a Novembre raccoglievano il 53% delle citazioni come probabile prossimo premier, in dicembre la somma della loro aggregazione arriva all’89%.

Bersani è al momento il nome più probabile come prossimo premier, sul quale convergono le previsioni di quasi la metà degli italiani. Allo stesso tempo, tuttavia, Bersani non è il candidato preferito, se non dal 13,3% degli intervistati. Una quota decisamente ridotta, di molto inferiore alla percentuali di voti accreditata dai sondaggi al suo schieramento elettorale. Lo superano Monti (20,2%), lo sconfitto ma non dimenticato Renzi (il 16,5% lo vorrebbe prossimo premier anche se, lucidamente, sa che non è più possibile che lo diventi), Grillo o un candidato del M5S con il 15,4%.

Leggendo i dati attraverso questo metodo di analisi appare chiaro che Bersani ha un deficit d’immagine e di popolarità personale. La sua candidatura è oggettivamente forte ma non altrettanto la sua immagine. Monti ha una probabilità di successo elettorale più bassa ma equilibrata con il livello di popolarità personale ed è il candidato più desiderato in termini relativi. Questa modulazione dei dati è una conseguenza del profilo personale e politico dei candidati: Bersani ha più volte criticato l’idea personalistica della politica preferendo un’impostazione in cui il partito, la democrazia interna e il programma contano di più di chi si trova a svolgere la funzione di candidato. La forza di Bersani deriva più dalla sua appartenenza che dalla sua figura. Se si sommano le citazioni come premier preferito delle tre figure più popolari del centrosinistra (Renzi e Vendola, oltre allo stesso Bersani) si raggiunge la quota del 34%, un dato maggiormente in linea con le intenzioni di voto.


Nel solco di questa lettura è la situazione del PdL ad apparire preoccupante: un partito che ha sempre ricavato il consenso elettorale come riflesso della popolarità del suo leader (indicato come premier preferito solo dal 10% dei rispondenti) sembra avere davvero poche chance nella competizione elettorale.

Ne riparliamo alla prossima edizione.

NOTA METODOLOGICA: indagine online condotta in quattro wave mensili da Settembre a Dicembre 2012 da Human Highway su un campione di 3.850 casi complessivi. Maggiori informazioni su sondaggipoliticoelettorali.it

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