RossaFreccia
5 Gennaio Gen 2013 1643 05 gennaio 2013

Legislatura Costituente. O le elezioni saranno inutili

A questo punto i risultati elettorali sono abbastanza chiari. Eccoli qui, per approssimazione: 1. Bersani, Vendola e dintorni tra il 35 e il 40 %; 2. Berlusconi, Maroni e dintorni vicini al 30 %; Monti e company tra il 10 e il 15 %; Grillo e altri intorno al 15 %. Qualcosa può ancora cambiare naturalmente, in fondo siamo all'inizio della campagna elettorale. Però dubito che si potranno verificare clamorose alterazioni rispetto a questa ipotesi di suddivisione dei consensi. Ecco quindi che viene avanti l'unica domanda sensata: cosa ce ne facciamo di questi risultati? Servono per governare e per cambiare alla radice gli assetti istituzionali della Repubblica, figli di un'Italia appena uscita dal fascismo a metà del ventesimo secolo? La risposta è purtroppo semplice: no, quasi sicuramente no. Ciò per due semplici motivi. Il primo attiene al recente passato. Le due occasioni di vittoria del centro-sinistra (Romano Prodi 1996 e 2006) hanno portato allo stesso svolgimento: coalizione litigiosa, risse interne a non finire, caduta del governo. Nel primo caso con parziale cambio in corsa della maggioranza (con la regia di Francesco Cossiga), nel secondo caso con elezioni anticipate. È quindi assai improbabile che si realizzi un assetto stabile fondato sul l'accordo tra centro e sinistra, che oggi potremmo semplificare nella coalizione Monti-Bersani (con Vendola e Casini). O meglio: potrebbe anche nascere all'indomani delle elezioni, ma ha scarse possibilità di andare lontano. Meglio sarebbe una vittoria secca di Bersani e Vendola, almeno dal punto di vista della compattezza programmatica. Ma poiché avrebbe maggioranza risicata al Senato finirebbe per patire le pene dell'inferno, trovandosi contro Monti, Casini, Berlusconi, Maroni e Ingroia. La seconda ragione per cui lo scenario è inadatto alla bisogna dipende dal contesto economico, che continua ad essere negativo e ci fa prevedere un 2013 anche più pesante dell'anno che abbiamo alle spalle. Cosa fare dunque? Vedo una sola via d'uscita, piena di buon senso ma difficile da realizzare, va detto subito. Un biennio di legislatura costituente, che si dedichi a rifare la Repubblica nei suoi assetti fondamentali ormai usurati, che sono essenzialmente tre: abbandono del parlamentarismo sbrodolone e inefficace, con riduzione drastica da 1000 a non oltre 500 dei membri delle due Camere; irrobustimento delle funzioni del governo, con assegnazione al premier del potere di revoca dei ministri; riordino degli enti locali e dei loro poteri, con eliminazione di tutte le province e riduzione massiccia del numero dei comuni e delle regioni, assegnando loro poteri e risorse secondo criteri nuovi e finalmente sensati (il titolo V della Costituzione va riscritto dalla prima all'ultima riga). Ovviamente nel frattempo occorre governare. A questo dovrebbe provvedere un governo di Grande Coalizione guidato da una figura autorevole. Ricordo agli smemorati (veri o falsi) che siamo in regime di Fiscal Compact, quindi i numeri importanti della finanza pubblica vengono concordati con Bruxelles ( e con Berlino): i margini per fare i fenomeni sono assai ridotti. Fatte le grandi riforme si torna a votare, dopo avere introdotto una legge elettorale diversa, magari collegandola ad un sistema di elezione presidenziale alla francese. In questo modo chi vince le elezioni si trova al volante di una macchina nuova, verosimilmente più adatta al percorso accidentato che comunque si dovrà affrontare. Mi dispiace deludere i tifosi dei diversi schieramenti. Ma non vedo alternative credibili.

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