Massimo Sorci
Attentialcane
6 Gennaio Gen 2013 0609 06 gennaio 2013

Ve lo meritate il Signor Wolf



E' passata da poco la mezzanotte
. Un uomo sta coi gomiti appoggiati al bancone. Il barista – capello sfonato e bandiera della Ferrari vicino alla bottiglia del Fernet Branca – gli ha versato la grappa della staffa. L'uomo stacca la manica del loden dalla lastra di marmo e, rivolto agli ultimi ritardatari – un brizzolato e un lungagnone bolognesi dal viso sfatto e triste – declama: “noi italiani siamo fatti così, rossi... neri... alla fine tutti uguali”.

Io non so se se lo merita Alberto Sordi, ma quando Mario Monti fa così – e lo fa alla vigilia di elezioni politiche che lo vedono protagonista dopo essere stato il capo di un governo tecnico appoggiato dal Manzanarre al Reno, dai “rossi” e dai “neri”, appunto – quando si trasforma nell'avventore medio di Ecce Bombo, beh non è soltanto qualunquismo, il suo. E' un modo di essere diversamente Grillo. Invece che sul “tutti uguali” o – più tecnicamente – sul “destra e sinistra sono ormai categorie del passato” bisognerebbe però puntare l'attenzione su un altro aspetto.

Che è il seguente: sia Grillo che Monti non hanno dubbi. Danno sempre l'idea di avere la ricetta giusta (di qui l'inutilità di destra e sinistra). Sanno cosa serve all'Italia: il vaffanculo o – specularmente – un intervento a cuore aperto per “silenziare” i Mercati. Del secondo quello che sorprende, però, è l'ortodossia. In un mondo in cui anche le scienze esatte non sono più così esatte intenerisce questo voler essere fedeli alla linea. Soprattutto quando la linea non c'è, quando l'imperatore è malato, quando muore o è perplesso o – più semplicemente – ha prodotto sfracelli finanziari. Altro che Ecce Bombo, qua pare di stare in Pulp Fiction con il Signor Wolf, quello che risolve problemi.

In molti hanno denunciato il “fascismo” potenziale di Beppe Grillo. Il pericolo cioè di una deriva autoritaria che trae alimento dallo scontento e dalla protesta dei bevitori di grappa. Un fenomeno molto italiano, questo. Il tic, cioè, di dare del fascista a qualcun altro. Per delegittimarlo, depotenziarlo, appuntargli sul bavero la lettera scarlatta. Mario Monti non corre questo rischio, che discorsi. E' però uno per il quale hanno scomodato il Tocqueville della “dittatura della maggioranza”, il Platone del Governo dei Filosofi e il Montesquieu della “virtù dei rappresentanti”.

Nathan Gardels, un giornalista americano, sostiene che le democrazie andrebbero “depoliticizzate”, aiutate cioè a scegliere statisti che sanno guardare al lungo termine e non politici che mirano alla rielezione il mese dopo. Il governo del Merito, appunto. O dei virtuosi, O di chi sa. Ecco, io spero per Monti – e per Tocqueville e i platonici lungagnoni di Bologna – che l'ex premier riesca ad ottenere la maggioranza alla prossime elezioni. Perché sarà pure un sistema imperfetto e migliorabile, ma in democrazia non esiste merito senza voti.

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