In principio è cinema
7 Gennaio Gen 2013 1117 07 gennaio 2013

Lo stato dell’arte del cinema europeo, tra crisi e rilancio

Dopo aver analizzato la situazione economica del cinema USA, e aver approfondito l’argomento Italia (con una parentesi sulla Francia, considerata da molti il paese più lungimirante in materia), chiudiamo questo breve ciclo di post tematici cercando di capire quale sia oggi la situazione del cinema in Europa.

Se due dei film più ricorrenti nei box office mondiali sono gli europei “Quasi amici” e “Skyfall” (quest’ultimo ormai a un passo dall'entrare nella top ten dei maggiori incassi di sempre, e già oltre il miliardo di dollari), in generale i film europei non raccolgono più del 15-16% dei loro incassi complessivi al di fuori dei confini continentali (la Francia guida la classifica come numero di film distribuiti "fuori", ma il Regno Unito vince alle casse).

I dati dell'Osservatorio Europeo dell'Audiovisivo risalgono al 2010, vero, ma le cifre sono poco incoraggianti: dei 1.281 film usciti in Europa in quell'anno, solo l'8% ha varcato i confini, totalizzando peraltro non più del 3% di valore delle entrate nei mercati in cui sono usciti.

A livello economico, quindi, che ci siano o meno i film europei nel mondo cambia molto poco, purtroppo. Per cui bisognerebbe pensare, almeno per il momento, a rafforzare la distribuzione interna, che ha comunque ancora numerose pecche. La crisi economica della Eurozona ha influito ovunque: soprattutto in Grecia e Spagna, con i mercati k.o., ma anche in Portogallo - box office che langue - e Italia, in cui si è avuto un calo ulteriore nel secondo semestre. Anche dalla Germania arrivano segnali preoccupanti, e non aiuta leggere che anche paesi estranei alla crisi “generale” compiano errori per quanto riguarda il cinema, come la Danimarca (dopo un primo semestre 2012 di notevole crescita, infatti, le troppe uscite dopo l’estate hanno portato a incassi minori e a un -286.000 per quanto riguarda gli spettatori).

Qualche segnale positivo dai singoli paesi arriva (anche dai più malmessi come l'Ungheria), e ci sono esempi virtuosi come quelli che arrivano dall’Islanda (il popolo che frequenta maggiormente le sale al mondo, con 4.75 film l'anno pro-capite), ma ovviamente non basta.

Ha ragione un regista come Mike Figgis quando dice che “il pubblico europeo è stato rovinato dalla cattiva televisione, ora sarà difficile riportarlo al cinema”? Dopo anni di record, nel 2011 si è registrato un calo di presenze, seppur minimo. I problemi quindi - in attesa di vedere i dati conclusivi del 2012, ovviamente - sembrano riguardare più l’industria che non il pubblico: si deve quindi discutere di leggi comuni a tutti i paesi dell'Unione per quanto riguardi detassazioni e investimenti, cercare canali privilegiati di distribuzione (su cui il programma Media ed Europa Cinemas stanno lavorando da tempo) e agire insieme per garantire un futuro sostenibile al cinema continentale, sperando che il 2013 sia davvero l’anno del rilancio.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook