Gianluca Melillo
ItaliAmo
8 Gennaio Gen 2013 1132 08 gennaio 2013

Redditometro, paradiso o inferno?

Premessa, in un Paese dove ogni anno sfuggono al Fisco oltre 120 miliardi la lotta all'evasione è una priorità. Forse LA priorità, specie se pensiamo che recuperarne "solo" un 15-20% vorrebbe dire coprire circa un quarto degli interessi che lo Stato paga sul debito pubblico.

Cifre importanti, che consentirebbero, se recuperate, di investire in infrastrutture, posti di lavoro, innovazione...

Ciò detto, il redditometro. Sono combattuto, non lo nego, sulla valutazione di questo nuovo strumento di coontrollo dei nostri conti e finanze.

Da un lato penso che il cittadino onesto, quello che arriva con fatica a fine mese, non dovrebbe risentire di un'ulteriore invasione della propria privacy finanziaria, mentre dall'altro il disonesto ne potrebbe esser terrorizzato. Quadro

Questo in linea teorica. Ma nella pratica?

Forse ci ci toglieremo questi dubbi se provassimo ad analizzare meglio questo "redditometro".

Cos'è, in soldoni, questo "grande fratello" che spia tutti i nostri movimenti economici?

In sostanza è la summa di voci di spesa, categorie familiari, aree territoriali, dati medi Istat: un'enorme schedatura con la quale il Fisco vuole ricostruire il reddito di 40 milioni di contribuenti partendo dalla spesa sostenuta.

E qui i primi dubbi, perchè si ritenuto di procedere all'inversione dell'onere della prova. D'ora in avanti, infatti, non sta al Fisco dimostrare che un cittadino ha evaso, ma al contribuente provare che il reddito attribuito è errato.

E già questo, de facto, è complicato. Immaginate quanti di noi sono quelli che conservano scontrini, ricevute oppure non hanno mai perso un documento contabile, magari durante un trasloco.

Aggiungiamo poi un'altro elemento assai nebuloso, ed a mio parere anche sbagliato, la retroattività. E' infatti previsto che finiranno nel tritacarne del redditometro anche le spese sostenute dal 2009. E qui altro, ulteriore, problema, infatti il contribuente non poteva sapere allora che una vacanza alle Maldive o in montagna potesse attirare quattro anni dopo l'attenzione del grande fratello fiscale.

Altro elemento poco convincente è l'utilizzo, per certe voci che non sono monitorabili direttamente, di dati medi Istat anche se il contribuente ha dichiarato di spendere di meno. Una follia. Se è già difficile dimostrare acquisti di tre o quattro anni fa, come si può dimostrare di non aver speso?

Inoltre fino all'anno scorso quando, ad esempio, veniva acquistato un immobile, il Fisco ipotizzava che la somma spesa fosse stata accumulata per quote costanti negli anni precedenti. Ora, invece, l'intero ammontare finirà a reddito (detratte le spese come il mutuo). Con il risultato che il reddito virtuale risulterà lontano anni luce da quello reale. Ma questo non tiene assolutamente conto dei sacrifici, alle volte ultra decennali, che le famiglie italiane compiono per acquistare un immobile.

Per concludere come non analizzare il messaggio che ci manda il fisco: chi spende tanto vuol dire che evade.? Un passaggio azzardato perchè, specie in questo momento di crisi economica, creare un'ulteriore contrazione delle spese, considerando i consumi "a rischio", è un passo sicuramente nella direzione sbagliata.

Il Paese ha bisogno che la moneta circoli, non che ristagni e men che meno "fugga all'estero".

Insomma nel tritacarne fiscale finiranno tutti i cittadini, sia quelli onesti che quelli che non lo sono, ma siamo certi che saranno solo questi ultimi ad esserne colpiti?

Siamo sicuri che più planando in paradiso non stiamo precipitando all'inferno, fiscale?

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