Spin Doctor
10 Gennaio Gen 2013 1843 10 gennaio 2013

Berlusconi da Santoro. Ma non è la tv a far guadagnare consensi al Pdl.

Berlusconi va a casa del suo acerrimo nemico dai tempi dell’editto bulgaro: fra poche ore sarà ospite di Servizio Pubblico, pronto a fronteggiare il duo Santoro-Travaglio.

Fa bene Berlusconi ad osare tanto? In molti, da quando si è sparsa la notizia dell’ospitata eccezionale, si sono chiesti quanto un evento di questa portata potrà spostare in termini di voti e consenso elettorale.
A mio avviso sposterà poco o niente: la platea televisiva che guarda Servizio Pubblico è composta da un pubblico prettamente schierato, che nella contrapposizione Santoro/Berlusconi sa già da che parte stare. Questo perché non è una trasmissione di infotainment qualsiasi. A differenza di molti altri talk show politici in cui la posizione del conduttore è più o meno palese ma mai urlata o estremizzata, in questo caso si tratta di una contrapposizione netta, fortemente polarizzata, anche grazie al supporto di un soggetto terzo, ma non neutro, come Travaglio.

Ai telespettatori con le idee chiare si affiancheranno moltissimi curiosi: non di conoscere le posizioni di Berlusconi sull’economia, la giustizia o altro ma bramosi di vedere scorrere il sangue nell’arena televisiva dopo anni di schermaglie a distanza. Sarà un grande momento di televisione spettacolare, non di politica. Almeno fino a quando non voteremo col televoto.

Sul perché Berlusconi abbia accettato di avventurarsi in un terreno tanto ostile, lui che ha sempre scelto con estrema cura ogni dettaglio delle sue apparizioni pubbliche, viene visto da molti come una naturale conseguenza della sua strategia di “invasione” televisiva. Il ragionamento è semplice: da quando va in tv il PDL è risalito nei sondaggi, quindi deve osare anche in terreni su cui non si era mai spinto.

Un ragionamento corretto, ma non del tutto. Siamo sicuri che sia il Berlusconi televisivo a far riguadagnare consensi al Pdl?

Il Berlusconi che va in tv non è quello di dieci anni fa. Ha alle spalle anni di governo di cui rendere conto, decine di scandali, processi, addirittura una condanna. Pur conservando una sua verve comunicativa non ha una strategia comunicativa chiara e definita, in perenne contraddizione con se stesso, appare spesso confuso e in difficoltà, anche nei salotti televisivi dove in passato furoreggiava senza troppe difficoltà. E allora come spiegare il legame tra la risalita del Pdl e la presenza in tv del suo leader?

Il punto centrale è che il ritorno in campo di Berlusconi ha ridato al Pdl una leadership forte, indipendentemente che egli sia candidato a premier oppure no. In questa logica la televisione ha sicuramente avuto un ruolo importante, ma non è stata la causa pura e semplice della ripresa nei sondaggi. Il Pdl post-berlusconiano ha pagato, oltre alle difficoltà del proprio leader (politiche, giudiziarie, personali ecc.) la mancanza di una leadership forte, in grado di far sentire rappresentata una fetta importante di elettorato che non ha trovato punti di riferimento nel Pd, in Monti, tantomeno nei partiti di protesta.

In questa logica la tv è uno strumento per rendere tangibile il ritorno di una guida forte e decisa nel partito e agli occhi dell’elettorato di riferimento. Non è la presenza televisiva in se, quindi a far salire il consenso, quanto il suo essere usata come prova della forza del leader Berlusconi. La stessa partecipazione a Servizio Pubblico altro non è che una sorta di sfida primordiale, in cui il capobranco deve dimostrare tutta la sua forza ed il suo coraggio. La posta in gioco non è conquistare un nuovo branco, ma legittimare la propria leadership nei confronti del branco di appartenenza.

La sovraesposizione mediatica ha questa funzione: far vedere che il capo è tornato, che la sconfitta può essere arginata, che non tutto è perduto. È una competizione interna al centrodestra e al Pdl, per dimostrare che lui e solo lui può tenere il mano il partito. Le elezioni sono un’altra cosa.

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