Segnali dal campo
10 Gennaio Gen 2013 1319 10 gennaio 2013

La dieta mediterranea è ancora la dieta italiana?

Il 17 novembre 2010 l’Unesco ha inserito la Dieta Mediterranea nella prestigiosa lista dei patrimoni intangibili dell’umanità. Punto importante che verrà celebrato, in relazione a quanto proposto il nuovo
Ddl 3310, il 16 novembre come giornata della Dieta mediterranea.

Il termine «dieta» dal greco “stile di vita”, cioè all’insieme delle pratiche, delle espressioni, delle conoscenze, delle abilità, dei saperi e degli spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare.

Questo è il punto di partenza per esplorare le abitudini degli italiani e comprendere perché, pur detenendo un patrimonio tanto importanti e deteniamo anche il ben più infelice primato nel numero di bambini sovrappeso e obesi in Europa (dati idefics 2011).
In Italia oltre il 11% della popolazione risulta obesa (dati Passi 2008-2011) e un bambino su quattro è in sovrappeso e più di uno su dieci è obeso .(dati CCM 2008). Dall’osservatorio del Ministero della Sanità (Okkio alla salute dati 2010) risulta che tra i bambini tra i 6 e i 10 anni il 12% è obeso e il 23,2 % è in sovrappeso.

La domanda è quindi «cosa è rimasto della nostra dieta mediterranea»?
In verità nel Bel Paese, patria della convivialità e del mangiar bene, si è perso molto della nostra tradizione nel frastuono di un modello sociale dove sono molto più le ore passate con i colleghi che in famiglia.
Oggi lo stile di vita degli italiani è segnato da:


- Pasti veloci e fuori casa: crescita dei pasti serviti in mense, ristoranti, bar.

- Aumento del consumo di prodotti alimentari confezionati: molto ricchi in conservanti, grassi vegetali ed additivi ma molto poveri in nutrienti


- Perdita della convivialità: dedicare tempo al pasto segna il corretto rapporto con il cibo e con noi stessi, entriamo in sintonia con gli altri condividendo il pasto ed il dialogo.

- Pranzi solitari: spesso davanti alla tv o al computer perdiamo il riferimento di ciò che stiamo mangiamo e si mangia di più di quanto realmente necessario.

Se, come è vero, questo processo ha segnato tutti i Paesi industrializzati, è vero anche che l’Italia ha un settore agroalimentare importante e riconosciuto nel mondo, è giusto quindi ritrovare la propria identità nazionale per riaffermare un modello alimentare che trovi la sua forza, nella volontà politica di assegnare all’agricoltura, ai prodotti agricoli locali, alla stagionalità, alla biodiversità e alla sana alimentazione un valore economico e sociale.

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