Non sopporto le critiche!
11 Gennaio Gen 2013 1042 11 gennaio 2013

Il Signore del Venerdì: la campagna elettorale

Di solito te ne accorgi quando Antonella Clerici comincia a chiamare le sue squadre culinarie del mezzogiorno fascisti e comunisti.

Avverti quella velata sensazione per la quale ogni cosa che fai viene bollata da qualcuno. Vai a prendere tuo figlio a scuola? Ostentatamente difensore dell’istruzione pubblica, voti sinistra. Vai a trovare i tuoi genitori? Inequivocabile protettore della famiglia patriarcale, voti destra.
La giornata tipo in campagna elettorale è un pullulare di scocciature.
Avverti che qualcosa è cambiato andando in macchina al lavoro, quando, a fianco al palazzo che stanno costruendo da qualche mese, è comparsa una nuova gru che ha montato un cartello di tale sconosciuto che si professa pacato ma che minaccia di arrabbiarsi, se non lo voti. Ti chiedi se non stai sognando di essere un corriere della droga in una zona malavitosa.

Arrivato in ufficio, apri il giornale. Il primo articolo parla di Tizio che afferma che se Caio vincesse potrebbe stare con Mevio, il quale chiede a Sempronio se è disponibile ad affermare insieme che in realtà Caio ha l’accordo da tempo con Tizio, mentre lui è sempre stato coerente e potrebbe tendere la mano a Tizio nel caso in cui si discostasse da se stesso. In ogni caso, abbasserà le tasse per la plebe.

Disorientato, pensi bene che forse qualcuno dovrebbe pur lavorare in questo Paese e ti metti all’opera. Ma i poteri forti non vogliono. Non puoi lavorare in campagna elettorale, devi dire per chi voti. Finché non lo dici, sei un indeciso. Ed è un po’ come avere un’arteria recisa in una vasca di squali.

Ti chiameranno, nell’ordine: l’amico che si è buttato in politica che vuole che tu sostenga il suo superiore di partito. Il compagno di classe delle elementari che conosce il parroco del paese, il quale ritiene che per ottenere i lavori sul campanile è meglio votare bianco piuttosto che nero e ti chiede cosa ne pensi. Di solito la prima risposta sarebbe “chi sei?”, ma soprassiedi. Il parroco di cui sopra, mai conosciuto, che ti chiede se il compagno di classe ti ha chiamato. Cominci a pensare che il buddhismo non sia poi così male. Il collega che ritiene che il capo voterà nero piuttosto che bianco, quindi forse dovremmo tutti votare come lui, che ne pensi? Arrivi a sublimare il concetto di mobilità sul lavoro nel Mar Glaciale Artico.

Alla fine della giornata, non hai fatto un cazzo di quel che dovevi fare.
Tornato a casa, l’accensione della televisione permette di sentire un telegiornale nel quale scopri che Tizio si è alleato con Mevio, con tanto di dichiarazione della loro amicizia fin dai tempi dell’asilo, mentre Caio si è ritirato per il bene della Nazione e Sempronio ha fatto l’accordo con i sindacati e con una comunità indigena del Belize. Tutti quanti, abbasseranno le tasse ai pezzenti.

Scosso da tutto ciò, a fine giornata hai anche la malaugurata idea di aprire un social network, dove il monotema è relativo a Tizio, che tutti odiano ma tutti seguono, che deve essere stato ospite di un qualche programma televisivo. Avendo tu, invece, guardato la tua serie tv preferita con una pizza surgelata, ti senti estraneo dal contesto sociale come un prete ad un concerto di Marylin Manson.

Distrutto da questo bombardamento di minchiate, decidi di andartene a letto, dando la buonanotte al cane. E quando, prima di chiudere gli occhi, ti chiedi cosa voterebbe lui, se potesse farlo, un brivido freddo ti scorre lungo la schiena.

Ti voterò. Ma solo se vincerai.” (Raffaello Franchini)

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