Pubblica Amministrazione: come compra e quando paga
11 Gennaio Gen 2013 1852 11 gennaio 2013

Il silenzio dei colpevoli: il caso della piattaforma elettronica per saldare i debiti pregressi (70 miliardi) della P.A.

Ma che fine ha fatto la Piattaforma elettronica per certificare i crediti che le imprese vantano le nei confronti della Pubblica Amministrazione (P.A.)?

Il ministero dell’Economia e delle Finanze, con quattro Decreti tra maggio e giungo del 2012, aveva previsto una serie di misure volte a disciplinare i rapporti tra la P.A. e le imprese fornitrici.

L’obiettivo del ministero guidato da Corrado Passera era quello di creare un valido supporto, che permettesse alle aziende una celere certificazione dei loro crediti, ponendo le basi per scontare senza difficoltà le proprie fatture presso il sistema creditizio particolarmente avaro nel concedere finanziamenti. Non stiamo parlando di bruscolini bensì di una cifra monstre compresa tra i 60 ed i 70 miliardi di euro di cui almeno il 70% a carico delle Aziende Sanitarie Locali (ASL) e delle Aziende Ospedaliere (AO).


Sia chiaro, il sito internet per permettere ai vari enti pubblici di registrarsi, al fine della ricezione delle istanze dei creditori e del rilascio delle relative certificazioni, è regolarmente on line ma i risultati stentano ad arrivare.


Ho effettuato una ricerca per verificare le ASL e le AO regolarmente iscritte. Ebbene, il numero delle società appartenenti al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è 41. Se consideriamo che nella sola Lombardia gli enti sanitari pubblici (ASL +AO) sono 44, è facile rendersi conto qual è il grave ritardo nella registrazione dei vari organismi che compongono la P.A..


Come se ciò non bastasse, tutto tace anche per regioni, enti locali ed enti del SSN che l’art. 4 comma 2, del D.M. 25 giugno 2012, prevede che rendano disponibile una propria piattaforma di certificazione telematica, ovvero richiedano l’abilitazione sul sistema elettronico messo a disposizione dal MEF. Questo è particolarmente vero per le diverse regioni sottoposte a piano di rientro, a causa dei disavanzi sanitari, nonché per alcune di esse che, all’interno delle loro leggi finanziarie, hanno pensato bene di inserire norme per congelare i decreti ingiuntivi contro di esse ed i vari enti a partecipazione pubblica presenti sui loro territori, vanificando di fatto i tentativi delle imprese di vedersi rimunerare le proprie fatture.


In questi giorni di campagna elettorale sento spesso parlare di nuove norme per l’abolizione dell’IMU sulla prima casa o di come abbassare il cuneo fiscale, per mettere più soldi nella busta paga dei lavoratori, ma non ho ancora letto da nessuna parte l'impegno a rispettare nei tempi previsti quelle che già ci sono.

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