IL blog di Malih
12 Gennaio Gen 2013 1033 12 gennaio 2013

Di cosa parliamo quando parliamo della parola “gnosi”

Prima o poi noi dandy dello spirito, che ancora ingenuamente cerchiamo nei libri, nelle riviste, nei blog, nei siti, negli status di facebook – e persino nei relativi commenti -, parole rivelatrici di una qualche luminosa verità da usare per rendere meno a tentoni il nostro procedere in questa tenebrosa valle di lacrime dove ci troviamo transitoriamente a soggiornare non certo per nostra espressa volontà…prima o poi ci imbattiamo nella parola “gnosi”.

Quando questo momento arriva, di solito, è già tardi. Il tarlo è ormai insinuato. Perché i furbi, quelli che badano al concreto, i praticoni, quelli insomma che noi dandy dello spirito in fondo in fondo disprezziamo – anche se nessuno ci sorprenderà mai a confessarlo ad alta voce – percorrono itinerari formativi dove la parola gnosi non ha alcun motivo di comparire. Beati loro. A noi invece prima o poi ci tocca di chiederci che diamine vorrà mai dire la parola gnosi. A questo punto le reazioni sono due quante sono le categorie dei dandy dello spirito, che sono: a) i pigri b) i vivaci.

b) Per la categoria dei vivaci, la scoperta della parola gnosi coincide con il momento del non ritorno. D’ora in poi diventano individui cupi, topi da biblioteca, tipi asociali, ormai additati dai più come “gente strana”. Da grandi alcuni faranno carriere accademiche; altri diventeranno insegnanti di filosofia nei licei e faranno di tutto perché i loro studenti non debbano per nessuna ragione al mondo imbattersi a loro volta nella parola gnosi. Per giungere a questo scopo la loro tattica è far di tutto pur di far odiare alle loro classi qualsiasi cosa sappia anche lontanamente di filosofia. Tutti gli altri finiranno ghostwriter.

a) I dandy dello spirito pigri. Questi per quanto mossi da sommo amore per la conoscenza, quando s’imbattono nella parola gnosi intuiscono subito l’alto prezzo che costa l’erudizione, l’ardua fatica che costa farsi una cultura, e allora non è che si arrendono, semplicemente pospongono. E sempre posporranno. Ma ormai come ho detto il tarlo è insinuato. E quando meno se lo aspettano si trovano a chiedersi chissà che vorrà dire la parola “gnosi”.

Certo ci sono i dizionari. Gnosi però fa parte di quel corpus sapienziale fatto di lemmi variamente collegati fra loro in un circuito cieco e demenziale che rischia d’inghiottire definitivamente il malcapitato. Se solo si osi saperne un po’ di più giocoforza si finisce ad avere a che fare con altre parole altrettanto melliflue ed infide. Intendo quelle parole così pesantemente mistiche, esoteriche, estatiche, cabalistiche e comunque parecchio gotiche, che solo i più fervidi alchimisti riescono a maneggiare con una certa famigliarità senza cadere in preda a tremendi mal di testa.

C’è da aggiungere, sempre nel caso si voglia avventurarsi nell’etimologia della parola “gnosi”, che inevitabilmente si finisce anche per imbattersi in tutta una serie di autori i cui nomi hanno tutti una esagerata eco teutonica: Wittgenstein, Heidegger… , che già solo nel provare a pronunciarli si entra in uno stato lieve di alterazione psicofisica.

A questo punto il nostro dandy dello spirto pigro semplicemente passa la mano. Ma lo fa ad animo leggero. Forse non verrà mai a capo del significato della parola gnosi, ma ha fatto una scoperta non da poco. Ha scoperto infatti un suo limite. Ha scoperto che lui sarà sempre un intellettuale diciamo così dimezzato. Tutto l’universo che sta al di là della parola gnosi non è roba per lui. Una volta introiettata bene questa nuova consapevolezza anche le vesti di dandy dello spirito cominciano a stargli strette. E non di rado se ne libera per indossare quelle, solo all’apparenza più modeste, dei semplici di spirito.

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