Elias Gerovasi
#Cooperazione Internazionale
13 Gennaio Gen 2013 2113 13 gennaio 2013

Aspettando….l’industria della carità

Fa discutere già prima della sua pubblicazione il libro della giornalista Valentina Furlanetto “L’industria della carità”, in uscita questa settimana nelle librerie per Chiare Lettere.
A leggere le anticipazioni si tratterebbe di un lavoro d'inchiesta in cui la giornalista di Radio24 racconta, attraverso storie raccolte in giro per il mondo, i retroscena del mondo della cooperazione e degli aiuti umanitari denunciando gli sprechi e i paradossi di un settore che oggi mobilità quasi 400 miliardi di dollari l'anno in tutto il mondo. Il paragone infelice che giustificherebbe il termine “industria” è riferito ai bilanci miliardari di molte organizzazioni del settore, paragonati a quelli delle imprese multinazionali.
Non si tratta certo del primo libro che tratta questi argomenti, negli ultimi dieci anni almeno cinque pubblicazioni hanno animato un forte dibattito e sembrerebbe che molte di queste siano riprese dalla pubblicazione della Furlanetto. Da ricordare i testi “L’industria della solidarietà” dell’olandese Linda Polman (titolo scimmiottato palesemente da Chiare lettere), “Un giaciglio per la notte” di David Rief , “L'altruista egoista” di Tony Vaux, “Ending Aid Dependence” di Yash Tandon e “l'Ambiguità degli aiuti umanitari” di Giulio Marcon, per citarne solo alcuni. Anche la TV ha dato il suo contributo, da ricordare un memorabile servizio di Report sui caschi blu in Sierra Leone e decine di servizi di Striscia e le Iene su false onlus e iniziative di solidarietà farlocche.

A leggere le anticipazioni del libro e i commenti preventivi pubblicati nell'ultima settimana, da Repubblica al Corriere a Vita.it, si intravede un dibattito già conosciuto tra i due soliti schieramenti: gli scandalisti (di solito giornalisti) ben disposti a gettare fango su tutto il settore della solidarietà e del non profit per alzare gli ascolti e incassare in libreria e i difensori tout court (di solito operatori del settore) ovvero quelli che per salvare il proprio settore sarebbero disposti a difendere l'indifendibile.
Il testo conterrebbe informazioni scomode soprattutto sul mondo della raccolta fondi e del maketing della donazione, dagli sms solidali alle adozioni a distanza, dalle campagne televisive milionarie alle adozioni internazionali.

Eppure anche questa pubblicazione potrebbe essere un'occasione per dare elementi all'opinione pubblica per poter discernere, per saper scegliere, soprattutto quando si tratta di fare una donazione a questa o quella organizzazione. Di questo ci sarebbe un gran bisogno perché il settore della cooperazione e del non profit, come tutti gli altri, ha le sue perle e le sue mele marce, le sue “industrie” e i sui “laboratori artigiani”.

Solo dopo la lettura de “L’industria della carità” potremmo sapere se la giornalista sarà riuscita a dare questi elementi rinunciando alla tentazione dello scandalo, così facile da suscitare quando si parla di beneficenza, solidarietà, volontariato o carità, come viene provocatoriamente chiamata nel titolo del libro. Sarà riuscita la Furlanetto ad uscire dall’approccio qualunquista di Striscia la notizia e le Iene? Per ora possiamo dire che i giornalisti che hanno lanciato il suo libro su Repubblica (V.Polchi) e il Sette del Corriere (F.Pinotti) ci sono cascati in pieno.

Dall’altra parte vedremo che grado di maturità il nostro settore sarà capace di esprimere davanti alle dure critiche che sembrano essere contenute nell’inchiesta. Le barriere difensive così prematuramente alzate da alcuni opinionisti non dicono nulla di buono anche se in diversi casi portano elementi condivisibili al dibattito.

La certezza è che ne seritemo parlare parecchio nelle prossime settimane. Buona lettura!

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook