Storie di un fisco minore
13 Gennaio Gen 2013 0821 13 gennaio 2013

Prima casa e abitazione principale, che confusione. E cittadini in fila

Antonio, Adriana, Ciro: tutti contro Berlusconi ma sono disposti ad ammettere che non pagare l’Ici sulla prima casa era cosa buona e giusta. Forse il sistema informatico comunale si è alleato con la lista del prof Mario Monti e per questo sta sparando centinaia di “avvisi in rettifica”. Si vuole recuperare l’Ici del 2010 che non risulta pagata. “Ma come è possibile – gridano in coro Antonio, Adriana, Ciro e tanti altri – quella che abbiamo è l’unica casetta di proprietà, risiediamo lì da anni, perché il Comune vuole da noi l’Ici 2010”? La protesta è scontata, perché la prima domanda che i consulenti rivolgono è: ma abitate lì? La vostra residenza anagrafica è esattamente in quell’appartamento? La confusione fu ingenerata proprio da Silvio Berlusconi, che come tutti i “non tecnici” confonde la “prima casa” con “l’abitazione principale”. Lo disse centinaia d volte in campagna elettorale: “Abolirò l’Ici sulla prima casa”. E invece si riferiva all’abitazione principale. Per godere delle agevolazioni e delle esenzioni Ici, infatti, non bastava essere proprietari di un unico immobile. Bisognava abitarci dentro. Ed è strano, quindi, che il Comune chieda di versare l’Ici a chi ha stabilito dimora, abitazione principale, residenza anagrafica nell’unico trivani di proprietà sul quale, peraltro, si sta ancora finendo di pagare il mutuo. I computer dei Comuni attingono informazioni da una sola banca dati, identica per Ici, Tarsu (o Tares, se preferite) e quant’altro. Com’è possibile che nessun funzionario comunale abbia verificato, prima di inviare la “multa per omesso versamento Ici” se il cittadino abitasse o meno in quell’appartamento? Non c’è problema, si dirà: basta recarsi presso gli uffici preposti, presentare una domanda di annullamento con copia dell’atto contestato e del documento di riconoscimento del proprietario. E’ sufficiente chiedere una mezza giornata di permesso, di ferie, assentarsi dal lavoro qualche ora e tutto si risolve. Oppure inviare per raccomandata postale quell’istanza. Perfetto. Nell’era dell’informatica, di internet, dei tablet e della posta elettronica, ancora una volta i cittadini devono mettersi in fila e perdere un sacco di tempo per esercitare i propri diritti. Chissà se qualche dirigente comunale pagherà, per aver rotto le scatole a centinaia di persone.
Giuseppe Pedersoli


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