Usi e consumi
14 Gennaio Gen 2013 0719 14 gennaio 2013

La farmacia cambia volto

Lo ammetto. Ho un debole per le farmacie. C’è chi ama girovagare per ferramenta, tra brugole e idropitture, chi si perde nel reparto surgelati del supermercato, chi non sa resistere ai negozi di scarpe. Io, invece, appena posso entro in una farmacia.


Fatto il dovuto outing, credo, però, che la farmacia sia oggi uno tra i canali distributivi più dinamici. Spinti soprattutto dalla necessità (la nascita e lo sviluppo delle parafarmacie, il calo della marginalità sui farmaci venduti su prescrizione medica, la progressiva espansione dei farmaci generici) i proprietari e i gestori delle farmacie hanno dovuto affrontare una serie di cambiamenti, che hanno modificato profondamente la fisionomia del punto vendita.


Ecco come:


1. la dermocosmesi: nel 2012 in farmacia sono stati venduti cosmetici per un valore vicino a 1.800 milioni di euro (fonte: Unipro). Un business tanto più interessante a fronte del calo degli altri canali della cosmesi (a partire dalla profumeria). Non è un caso che praticamente tutti i grandi gruppi del beauty (come L’Oréal o Lauder) distribuiscono uno o più marchi esclusivamente in farmacia.

2. i servizi: l’elenco dei servizi è lungo e variegato. Si va da quelli clinici (misurazione della pressione, test diagnostici per colesterolo, glicemia, intolleranze etc.) a quelli estetici (per esempio l’analisi della pelle o la foratura dei lobi delle orecchie). Nelle farmacie di alcune regioni (come l’Emilia Romagna) è, inoltre, possibile prenotare in tempo reale visite specialistiche ed esami di laboratorio.

3. Io spazio: anche per fare fronte alla moltiplicazione dell’offerta (più categorie merceologiche, più prodotti, più marche) parecchie farmacie hanno riorganizzato i propri spazi in modo da ottimizzare l’esposizione e favorire la libera fruizione dei clienti, che possono orientarsi tra gli scaffali in autonomia. Molte, però, sono ancora le farmacie che tendono a sovraccaricare lo spazio con prodotti, espositori, supporti di comunicazione, senza una logica apparente se non quella del “più ce n’è meglio è”. Il risultato? Una farmacia caotica, poco fruibile, che non invoglia certo a fermarsi.

4. le private label: proprio come le catene di supermercati, molte farmacie hanno sviluppato una propria marca privata, che può coincidere con il nome stesso della farmacia oppure avere un nome di fantasia. L’ampiezza della linea varia: in alcuni casi riguarda solo la dermocosmesi (creme per le mani, il viso, il corpo) mentre in altri si estende ai prodotti per l’igiene e per l’automedicazione. In tutti i casi il prezzo è considerevolmente inferiore rispetto a quello degli analoghi prodotti brandizzati.

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