Mambo
15 Gennaio Gen 2013 0929 15 gennaio 2013

Consigli a Bersani per sbarazzarsi di Berlusconi in modo definitivo

Qualche riflessione dopo aver visto Berlusconi ad “Omnibus”. La prima: non conviene buttarla in rissa perché è il terreno che lui preferisce. Non conviene farlo parlare del passato perché se lo aggiusta come gli pare, è più opportuno farlo parlare del futuro e contestargli le ricette che propone.

Non servono gli atteggiamenti confidenziali perché lui è un maestro nell’accattivarsi simpatie anche dei nemici. Non conviene mostrarlo come un nemico assoluto perché il suo gioco è presentarsi come il protagonista principe, per amici e avversari, della scena politica. Gli intervistatori sono stati bravi ma in queste riflessioni c’è il nodo del berlusconismo e del modo di combatterlo.

Due strade si sono contrapposte in questi anni. C’è chi lo ha descritto come il male assoluto accusando chi non lo faceva di connivenza. C’è chi ha tentato un dialogo pensando che l’uomo potesse stare ai patti. C’era, e c’è, una terza via: mostrare il volto e le proposte in grado di competere con lui. In questa campagna elettorale su questo punto non si può sbagliare. Berlusconi è, propagandisticamente, una bestiaccia. Ci sono molti italiani che tifano per lui, che lo criticano anche, se ne distaccano ma poi corrono in suo soccorso perché non convinti o intimoriti dai suoi avversari.

In questo 2013 i suoi handicap sono i seguenti: ha sempre fallito al governo, ha distrutto i suoi alleati, non è stimato in Europa, non ha ricette per la crisi, è vecchio. L’insieme di queste cose dovrebbe portare chi vuole consegnarlo alla storia e non al futuro a scegliere la strada, molto occidentale, della proposta di governo innovativa nel progetto e nuova nella designazione di una classe dirigente.

Può farlo un leader che si mostri rassicurante e competente, come fu Prodi nel 96, un progetto alto, come fu quello dell’Italia in Europa di quella stagione, innovativo nella proposta di nuove leadership. Il Pd ha queste caratteristiche? In queste ore molti riprendono il tema della scarsa magneticità della leadership di Bersani. Oggi lo ha fatto cortesemente sulla “Stampa” Massimo Gramellini. Abbiamo letto, e in qualche caso scritto, nel mio caso, che Bersani rischia di apparire sotto tono rispetto alla temperie attuale. Bersani ci ha smentito con i fatti vincendo primarie difficili, elaborando liste frutto di consultazioni popolari, nell’insieme buone al netto di errori e cedimenti alle piccole correnti interne.

Bersani ha un’immagine rassicurante, è competente, è alla testa di un partito che è democratico non solo nel nome. Ha una sola carta che non ha giocato. Si chiama programma minimo e squadra di governo. Se il capo del Pd si sottrae allo spettacolino quotidiano di Berlusconi in tutte le tv, se procede a passo sicuro, lungo e ben disteso come dicono a Roma, nel mostrarsi come l’uomo che può mettersi sule spalle l’Italia non c’è trippa per gatti, per usare un’altra metafora romanesca.

Bersani deve togliere Berlusconi dal centro della scena. Deve vivere meno ossessivamente la presenza di Monti, il cui successo è può danneggiare il Cavaliere, deve dimostrare che a sinistra vi sono liste-disturbo, come quella di Ingroia, chiedendo il voto utile senza farsi ingabbiare in trattative sulla desistenza. A poco più di un mese dal voto, l’obiettivo deve essere quelle di imporre una altro modo di discutere del paese.

Se torniamo al “Berlusconi sì o al Berlusconi no”, gli si fa un grande favore. Se ci si sofferma sui punti oscuri del berlusconismo lo si eternizza. Gli italiani vanno chiamati a decidere se vogliono essere governati da un uomo che mancato tutti i suoi obiettivi e che ne propone altri altrettanti futili oppure se vogliono affidarsi a una ditta di pulizia che si è rinnovata e che è in grado di reggere l’urto della crisi. Il Bersani tranquillo che abbiamo visto all’opera può riuscire nell’intento. Deve dettare però l’agenda delle prossime settimane sorprendendoci con le proposte e con i nomi. Il resto è intrattenimento televisivo.  

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